L’inchiesta che vede coinvolti gli inviati pugliesi di Striscia, Fabio e Mingo, si arricchisce di un nuovo capitolo. I due inviati sono ufficialmente indagati dalla Procura di Bari per simulazione di reato, sono stati licenziati da Antonio Ricci, ideatore del programma e dovranno cercare ora di difendersi contro le accuse che sono state loro mosse.

E adesso anche il Codacons, l’associazione che tutela i diritti dei consumatori, si sta muovendo per far valere le pretese di queste ultimi. In rappresentanza dei telespettatori italiani, il Codacons stesso si costituirà parte civile nel procedimento penale che è stato avviato nei confronti del presunto servizio falso realizzato da Fabio e Mingo. Il servizio, lo ricordiamo ancora, era incentrato su un presunto falso avvocato (che in realtà sarebbe stato impersonato da un attore).

Il Codacons ha spiegato di aver preso questa decisione perché i telespettatori sarebbero stati presi in giro dal presunto servizio falso. E visto anche il livello di fiducia che gli utenti hanno sempre riversato nei confronti di Striscia la Notizia, qualora la Procura accerti che Fabio e Mingo abbiano davvero inscenato qualcosa che nella realtà non sarebbe mai esistita, il loro comportamento si convertirebbe in una grave lesione nei confronti dei telespettatori.

Per il momento l’unico servizio di Fabio e Mingo finito sotto inchiesta nella Procura di Bari è quello sul presunto falso avvocato ma da alcune notizie che sarebbero trapelato, i servizi che potrebbero apparire sospetti e degni di ulteriori indagini sarebbero almeno dieci.