Il film di Ridley Scott, Exodus – Dei e Re, sta subendo una serie di censure da parte di alcuni Stati: i primi a polemizzare contro il film – che racconta la fuga biblica di Mosè dall’Egitto – sono stati gli Emirati Arabi cui si sono aggiunti, successivamente, il Marocco e poi l’Egitto.

Gli egiziani hanno accusato Exodus di essere un film sionista perché non sarebbero stati gli Ebrei a costruire le piramidi presenti nel Paese. Oltre ad altre imprecisioni storiche, il film di Scott avrebbe attirato critiche anche per il miracolo della divisione delle acque del Mar Rosso, che all’interno della pellicola sarebbe invece attribuita ad un terremoto. Insomma, i Paesi islamici non hanno accolto per niente bene il film, proprio come accaduto ad un’altra pellicola nei giorni scorsi, The Interview, che ha acceso lo scontro tra Stat Uniti e Corea del Nord (qui tutti i dettagli).

Gli Emirati Arabi sono pronti a censurare del tutto Exodus: il film è sotto esame da parte del Media Content Tracking al National Media Council e potrebbe addirittura non arrivare mai nelle sale cinematografiche del Paese. Ma non sono solo gli Stati islamici a creare polemica attorno alla pellicola di Ridley Scott: il film è stato criticato anche in patria, negli Usa, dove a far discutere è stata soprattutto la scelta di utilizzare attori di colore soprattutto per interpretare ruoli di schiavi e ladri mente i ruoli di Mosè o dei Faraoni sono stati affidati ad attori bianchi.

Se si pensa che tutte queste polemiche possano danneggiare il film e gli incassi, si va completamente fuori strada. Exodus non è stato danneggiato affatto dalle critiche e dalle polemiche e nelle prime due settimane di programmazione negli Stati Uniti ha incassato circa 39 milioni di dollari. In Italia il film debutterà nelle sale cinematografiche il 15 gennaio ma cliccando qui è possibile guardare un’anteprima della pellicola.