La 72a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia si è aperta ufficialmente con “Everest”, film (fuori concorso) diretto dal regista islandese Baltasar Kormákur, il quale è riuscito a mettere insieme un cast di notevole richiamo. Qualche nome? Jake Gyllenhaal, Josh Brolin, Sam Worthington, Jason Clarke, Emily Watson, Keira Knightley e Robin Wright. Questo per raccontare un’avventura finita in tragedia: la vera storia di due gruppi di alpinisti che, nella primavera 1996, riuscirono a scalare la vetta dell’Everest ma poi, per una serie di circostanze fatali (alcuni errori umani e una violenta tempesta), si trovarono in balia della montagna tanto che otto di loro persero la vita.

“I libri che raccontano la vicenda sono scritti per lo più in prima persona, ma a noi interessava la dimensione corale, quindi abbiamo cercato di raccogliere più informazioni possibili su ognuno dei protagonisti. Poi non ho voluto pulire troppo i miei personaggi, rendendoli il più possibile realistici” – racconta il regista – “È una storia intima ed epica al tempo stesso, quindi sul grande schermo non dovevano comparire i personaggi tipici di Hollywood: è per questo che ho voluto che gli attori assorbissero l’ispirazione direttamente dalla natura. Quindi siamo andati per prima cosa in Nepal, abbiamo cercato i luoghi dove è iniziata la storia, camminando fino a dove era posto il campo base. Non è stato facile, perché una cosa è camminare in montagna e un’altra farlo dodici ore al giorno per una settimana, a certe altitudini. Le situazioni di pericolo erano tante e ammetto di averli fatti un po’ soffrire, ma non ferire. Il resto del film è stato invece girato sulle Dolomiti, al confine tra l’Austria e l’Italia”.

“Noi non sapevamo cosa dovevamo fare esattamente: ci hanno chiesto di confrontarci con la natura, ma noi stavamo simulando l’esperienza e quindi anche la paura che c’era in essa” – racconta Josh Brolin – “Abbiamo vissuto ogni giorno il dramma dei nostri personaggi, una esperienza isolata con personalità che si scontravano”.

“Ci sentivamo la responsabilità di dover entrare nei panni di queste persone” – aggiunge Jake Gyllenhaal – “I figli dello scalatore Scott Fischer erano preoccupati del ritratto che avrei fatto del padre, quindi ho voluto incontrarli per scoprire chi era veramente”.

Il film, presentato fuori concorso, è stato accolto tiepidamente dalla stampa, che probabilmente si aspettava qualcosa di diverso, più avventuroso e meno intimistico. È andata meglio alla proiezione ufficiale, che ha seguito l’inaugurazione presentata dalla madrina Elisa Sednaoui: il pubblico in sala, un parterre prestigioso principalmente vip, ha applaudito calorosamente. Ricordiamo che “Everest” uscirà nelle sale italiane il 24 settembre.