A due anni di distanza dalla vittoria di Conchita Wurst, che scatenò alcune polemiche per l’aspetto della cantante, l’Eurovision 2016 vede nuovamente entrare la politica a gambe tese nella manifestazione canora.

Il motivo del contendere è infatti la vittoria della canzone della rappresentante ucraina Jamala, che ha portato sul palco un brano dal titolo 1944: il testo parla infatti della deportazione della popolazione dei tartari in Crimea durante la Seconda Guerra Mondiale su ordine di Stalin, a capo dell’Unione Sovietica.

Secondo quanto riferito in conferenza stampa, il brano è stato ispirato dalle vicende realmente vissute dalla bisnonna dell’artista ucraina, che a 25 è stata costretta a partire per la Crimea insieme ai suoi quattro figli: una tra queste morì durante il travagliato viaggio e la vicenda ha segnato duramente la donna.

La canzone 1944 ha sbaragliato la concorrenza sia per quanto riguarda le valutazioni della giuria che per consenso popolare, stando ai dati del televoto, che è stato decisivo per battere il concorrente australiano, leggermente favorito dalla critica. Al terzo posto si è piazzato il concorrente russo, Sergery Lazarev.

Una sconfitta che la Russia ha preso a pretesto per attaccare la vittoria dell’Ucraina, giudicata “una vittoria politica da annullare”. Così si è espresso il presidente della Commissione Esteri del Senato Konstantin Kosachev, il quale ha affermato anche che “invece di una concorrenza leale hanno prevalso le posizioni politiche. L’Ucraina in realtà ha perso”.

La canzone è ovviamente indigesta per il testo, che non solo ricorda una tragedia storica, ma anche perché è stata interpretata come una metafora dell’annessione della Crimea in seguito alla guerra civile che ha recentemente sconvolto l’Ucraina e sulla quale è caduto il silenzio dei media.

Già durante la fase di selezione delle canzoni i delegati russi avevano tentato di impedire a Jamala di partecipare con il brano in questione, in quanto visto come espressamente politico e quindi contrario al regolamento, ma anche perché “anti-russo”. La commissione dell’Eurovision 2016 però non ha ritenuto che vi fossero gli estremi per il respingimento del brano, consentendo così la vittoria finale dell’Ucraina, che anche il presidente Petro Poroshenko ha accolto con grande entusiasmo.

Sarcastiche le reazioni della politica russa, con il vicepremier Dmitry Rogozin che su Twitter ha irriso la manifestazione canora, annunciando di voler inviare Sergey Shnurov (ex Leningrad) come rappresentante per l’anno prossimo. Il cantante, noto per il suo uso liberale di parolacce durante i concerti “saprà sicuramente dove mandarli”. Ancora più polemico l’ufficio stampa del ministro per gli Affari Esteri russo, che ha ipotizzato di mandare una canzone a favore di Bashar al-Assad.