Il mondo del cinema sta piangendo la scomparsa di Ettore Scola, uno degli ultimi maestri riconosciuti della commedia all’italiana.

Il suo ultimo film era stato l’atipico documentario lirico Che strano chiamarsi Federico, presentato al Festival di Venezia del 2013, dedicato proprio all’amico Fellini: per una singolare coincidenza la data della morte di Scola coincide proprio con l’anniversario di nascita del cineasta riminese.

Quella di Scola è stata una carriera gloriosa che ha attraversato quasi 50 anni, dall’esordio del 1964, Se permette parliamo di donne, fino proprio al film sopracitato, in cui il regista di Trevico, in provincia di Avellino, si è confrontato con generi differenti e ha avuto modo di lavorare con alcuni tra i migliori attori del cinema italiano.

Vediamo dunque quali sono i film più noti di Ettore Scola.

Titolo chilometrico quello di Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Africa? del 1968 in cui giganteggiano due attori come Alberto Sordi e Nino Manfredi: quella di Scola è una critica feroce ai valori di un’Italia che viene messa a confronto con l’esaltante esperienza africana, il tutto sempre sotto forma di commedia, per quanto amara.

Dell’anno successivo è Il commissario Pepe, film di una certa importanza perché in questo caso Scola anticipa sui tempi quella che sarebbe stata la moda del poliziottesco, stravolgendone però i connotati: il personaggio di Tognazzi è infatti una persona civile, tollerante e democratica che deve dichiararsi sconfitto di fronte alla corruzione dilagante che non può contrastare.

Del 1971 è Permette? Rocco Papaleo in cui Scola mette Marcello Mastroianni nei panni di un italiano immigrato in America tra fatica e sofferenze. Ma il vero capolavoro di Ettore Scola, C’eravamo tanto amati, viene girato nel 1974, in cui la storia sociale dell’Italia viene ripercorsa attraverso le vicende di tre amici (Manfredi e Vittorio Gassman), ex partigiani, i cui rapporti gravitano intorno alla stessa donna amata, interpretata da Stefania Sandrelli.

La vena grottesca da sempre latente esplode del tutto in Brutti, sporchi e cattivi del 1976, in cui c’è ancora Manfredi a tenere banco come capofamiglia di un nucleo allargato di 25 persone che vive in una baraccopoli. Sgradevole, cinico e drammatico, il film ancora oggi è un duro atto di accusa.

Una giornata particolare del 1977 riunisce un’altra coppia d’oro italiana, ovvero la Loren e Mastroianni, che racconta l’amicizia e l’intesa tra una casalinga e un omosessuale perseguitato dal governo fascista, che si sorreggono nella propria infelicità.

È ancora un potente affresco italiano quello de La terrazza, in cui i soliti Mastroianni, Tognazzi, Gassman, Sandrelli e il francese Trintignant disegnano tipologie significative di personaggi di un Paese che si affaccia sulla decade degli ’80: il penetrante sguardo di Scola gli vale la Palma d’oro a Cannes per la migliore sceneggiatura.