“ “Si potrebbe andare tutti al tuo funerale”, cantavi tanti anni fa, ebbene ora ci siamo al tuo funerale, e siamo in tanti, e siamo tutti. E poi precisavi, “per vedere se la gente piange davvero”, ed ora te le possiamo garantire, perché la gente ti vuole bene. Hai dato voce a quelli che la voce non ce l’hanno, gli anonimi, gli sconfitti della storia”, Don Roberto Davanzo ha iniziato la sua omelia con queste parole, citando i versi di una delle più celebri canzoni di Enzo Jannacci alla cerimonia del funerale del celebre cantautore (foto by InfoPhoto).

Don Davanzo, da direttore della Caritas, ha sottolineato l’importanza, espressa anche nei versi di Jannacci, di “prendersi cura anche degli altri” ricordando poi che proprio dalla canzone di Jannacci: “El purtava i scarp del tennis” è stato preso il titolo della rivista dell’associazione. “Proprio questa canzone è diventata la’cifra di un prendersi a cuore i senzatetto”, ha affermato, definendo il cantante: “il profeta, il poeta” del mondo degli emarginati.

“Bello, adesso sta bene” ha detto Adriano Celentano arrivato in ritardo alla cerimonia in compagnia della moglie Claudia Mori. La coppia infatti non è riuscita ad entrare nella basilica di Sant’Ambrogio a Milano, troppo piena e dopo poco si è allontanata. “Avrei preferito poter assistere alla cerimonia-ha spiegato Celentano-ma c’era troppa gente ed è giusto così”.

Fra i primi ad arrivare invece l’amico Roberto Vecchioni che ha commentato la scomparsa del collega: “Nessuno è mai riuscito a dare la dimensione di Milano come ha fatto lui… Ricordare il suo genio è impossibile. Il genio è quello che cambia tutto, tu ti aspetti una cosa e lui ne fa un’altra, lui era uno così. Due o tre nella canzone italiana sono come Jannacci. Jannacci è l’unico che sia riuscito a dare la vera dimensione di Milano”.

Infine Teo Teocoli, arrivato ai funerali con il collega Massimo Boldi, racconta: “Enzo era una persona che quando non c’era si faceva sentire ugualmente perché quando era presente dava un senso diverso alla serata. È lui che mi ha fatto cambiare carriera, è lui che mi ha fatto diventare un artista. Era il vero collante tra di noi, tant’è vero che i suoi primi pazienti siamo stati io, Massimo Boldi, Cochi e Renato”.

“Jannacci rappresentava la Milano che non c’è più, aveva la tenerezza delle persone normali, magari sembrava un po’ burbero ma non lo era” ha detto Eugenio Finardi, “In questi giorni mi sono ritrovato a cantare le canzoni di Enzo a mia figlia di 13 anni che mi chiedeva chi fosse. Appena ho intonato “Vengo anch’io” lei ha capito di chi stessimo parlando. Questo significa passare alla storia”.

Ecco le immagini più belle dell’artista: