Un anno fa uno dei più grandi artisti del panorama musicale italiano, Enzo Jannacci, morì all’età di 77 anni dopo una lunga malattia (ne avevamo parlato qui). Nato a Milano il 3 giugno 1935 Vincenzo, questo era il suo vero nome, è stato un cantautore, cabarettista, attore e cardiologo italiano. In tutti i suoi 50 anni di carriera ha sempre sorpreso il grande pubblico con esibizioni e performance incredibili, senza schemi fissi. Ricordato come uno dei pionieri del rock and roll italiano, con Adriano Celentano, Luigi Tenco, Little Tony e Giorgio Gaber, Jannacci registrò circa 30 album, tutti ricordati con grande successo.

Enzo Jannacci è stato uno dei più grandi interpreti della canzone italiana del dopoguerra. Di lui ricordiamo canzoni di enorme successo come “Vengo anch’io, no tu no”, “Ci vuole orecchio” e ancora “E la vita, la vita” scritta con Cochi e Renato. Tra le altre non si possono non citare le celebri “Quelli che”, “El portava i scarp del tennis”, “Vincenzina e la fabbrica” e “Ho visto un re” (SCOPRI QUI IL DISCO POSTUMO).

Laureato in medicina con la specializzazione in cardiologia, la sua passione per la scrittura, il teatro, la musica e il cabaret è sempre stata al centro della sua vita, così come il suo affetto verso Milano, la sua città che adorava e che è stata punto di riferimento per la maggior parte delle sue creazioni artistiche. Da Fabio Fazio, ai Negramaro, da Luca Bizzarri ai Nomadi, sono stati tantissimi i personaggi del mondo dello spettacolo che hanno reso omaggio a Jannacci il 29 marzo 2013, alcuni di loro su Twitter (LEGGI QUI I MESSAGGI PIU’ SIGNIFICATIVI) e altri durante i funerali.

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