Dopo la psiche di una bambina descritta in quel capolavoro di Inside Out a marchio Disney Pixar, ci provano Sony Pictures Animation e Columbia Pictures a mettere in scena altri personaggetti emotivi della nostra vita. Elettronica però. Arriva allora Emoji – Accendi le emozioni. Il focus si sposta all’interno dello smartphone di un bambino delle elementari con la prima cotta per una compagna. Si comunica via messaggi e la giusta emoji vale quanto un giusto discorso. La fantasia del regista Tony Leondis e i suoi ci catapulta a Messaggiopoli, città segreta dove gli emoji di WhatsApp vengono scelti per animare ogni messaggio. Ognuno legato per la vita alla propria espressione, come il piccolo Bah Gene. Un Bah sarebbe la faccina un po’ triste. Ma il nostro giovane protagonista con testone giallo ne prova tante di emozioni,  rivelandosi la delusione dei genitori, veterani della tristezza, e la mira per la punizione corporale di Smile, sorridente capo emoji che impersona tante ipocrisie nel mondo reale fatte di bei faccioni felici con artigli pronti a colpire.

Gene cerca solo un posto nel mondo, è un adolescente indeciso e insicuro che vorrebbe conoscere ed esplorare. La fuga gliene offre la possibilità. Inizia qui il suo e il nostro peregrinare dentro un telefono. Attraverso le nuove iconografie degli emoji Leondis traccia un immaginario inedito fatto di App come mondi fianco a fianco sullo Sfondo del device. Icone, virus, e personaggi di giochini vari che diventano un circo di storie per ragazzini. Ma non solo loro. Fa sorridere e riflettere soprattutto i grandi per digressioni che ammiccano all’uso dei telefoni. Tante trovate comiche, come l’Angoletto del Reietto, dove emoji mai utilizzate passano il tempo a giocare alle consolle. Quindi una Befana e un Melanzana si sfidano con joypad in mano, mentre un Cactus e una Foglia sonnecchiano sul divano. Chissà perché effettivamente sono iconcine che non si scelgono mai. Ma emergono con leggerezza anche problematiche attualissime come il deficit dell’attenzione e dipendenza da device elettronici. Temi che, curiosamente, il cinema “quello serio” ancora non affronta.

La sceneggiatura vuole fare da asso piglia tutto in stile disneyano: risate, avventura, buoni sentimenti, paura della perdita, riflessioni educative, morale rassicurante. Ci riesce bene, ma tratta un argomento che scotta, perché il rimbecillirsi davanti a uno schermino inizia a non essere più preoccupazione di pochi. La linea visiva è coloratissima. Anche qui si segue il tracciato Pixar, perciò anche il pubblico italiano si dividerà tra originalisti e copiazionisti. Di velocità e scene spericolate ce ne sono a bizzeffe, specialmente di personaggi buffi. Tutti a portata di polpastrello. Sembra la base perfetta per un merchandising massiccio di videogiochi, giocattoli e gadget d’ogni tipo. In questo continua il filone elettronico, sempre Sony, inaugurato con Angry Birds, e più alla larga, sempre restando in Sony, di un’animazione orientata verso il mondo del consumo, come lo sboccato Sausage Party. Si potrebbe arrivare a chiedersi: consumo è fantasia? Anche, ma la vera fantasia va anche oltre.

È nelle sale da oggi grazie a Warner Bros Emoji. Da non confondersi con le vecchie emoticons (che invece sono proto-faccine ottenute da combinazione di punteggiatura) che hanno di diritto il loro cameo di gloria e sorrisi. In America non è stato proprio acclamato per via dell’illustre predecessore vincitore dell’Oscar. Forse invertendo i tempi d’uscita con Inside Out le cose sarebbero andate diversamente, anche senza scalfire la pietra miliare Pixar. Ma non ci sarà mai dato saperlo davvero. Favolina tutta pixel, Emoji resta un discreto film per tutta la famiglia, con tanti spunti educativi, ma anche diversi tranelli endemici della comunicazione elettronica a discapito di quella reale. Fuori o dentro un film, i genitori accetteranno la sfida di aiutare i figli a districarsi nel modo giusto tra i colori (e non solo) delle App e degli Emoji? Staremo a vedere, soprattutto fuori dai cinema.