Non è cambiata da quando è arrivata al successo, è rimasta la ragazza di un tempo, molto legata alla famiglia.

È una confessione a 360° quella di Emma Marrone a Repubblica, parla dei suoi progetti, della sua famiglia, della difficile lotta contro il cancro quando era giovanissima e dei problemi dei giovani della sua generazione. Fra qualche mese partirà per il suo tour, è ansiosa ed emozionata come fosse la sia prima volta su un palco.

Emma Marrone non ci sarà nella prossima edizione di Amici 13, lo ha già annunciato Maria De Filippi, soddisfatta dei risultati ottenuti e convinca che l’idea vincente sia stata proprio l’arrivo dei due coach Miguel Bosè ed Emma Marrone. Dal canto suo la cantante salentina racconta che lei non è cambiata:

Faccio il bucato, cucino e c’è sempre un piatto pronto per chi viene. Non mi sono montata la testa, non è da me. Non ho dimenticato il mondo fuori: quando mi incontrano al supermercato le signore mi guardano. ‘Scusa, ma sei Emma? Fai la spesa tu?’. Certo che la faccio io, chi la deve fa’?

Molto legata alla sua famiglia, Emma Marrone racconta delle comuni difficoltà di una famiglia. Suo fratello fa qualsiasi lavoro pur di portare soldi a casa. Parla della sua generazione e delle difficoltà che hanno i giovani nel riuscire a realizzarsi:

Io credo che i giovani, compresa me, siano vittime di una società pressappochista che non li stimola. Chi potrebbe fare qualcosa si nasconde dietro l’alibi della gioventù che non ha voglia di fare. Non è così. Il lavoro non c’è. Stiamo pagando gli errori di una politica distratta per troppi anni dai giochi di potere: parlano, parlano ma la sensazione è che in realtà del futuro dei giovani non freghi niente a nessuno. Ti devi rimboccare le maniche e sei solo. Ma mai abbattersi.

Emma Marrone conclude ricordando il brutto periodo in cui aveva scoperto di aveva il cancro. In quei momenti si impara ad apprezzare anche le cose più piccole. Si era trovata in un baratro dal quale è uscita anche grazie all’aiuto dei genitori:

Non faccio il fenomeno, all’inizio non è facile: vedere i tuoi genitori impotenti e fragili ti fa male, ti abitui al pensiero di non farcela, quando il dolore tocca picchi altissimi ti anestetizza. Poi ti fai forza anche per loro, io li rassicuravo, perché dentro di me sapevo che avrei vinto. La malattia crea un legame diverso in famiglia: o la fa esplodere o la rafforza. Noi siamo ancora più uniti.