Isidoro non ha molta voglia di vivere. Si divide tra videogiochi di corse in auto, cibo a scatafascio, psicofarmaci e goffi tentativi di suicidio. Un giorno il fratello, con la faccia da schiaffi di Libero De Rienzo, gli affida un compito: guidare un carro funebre per portare una bara fino in Ucraina. Inizia così Easy – Un viaggio facile facile. Il ragazzone ha barba e corpulenza di Nicola Nocella. Per l’occasione, all’autore Andrea Magnani non bastavano i 120 chili dell’attore, ne ha voluti altri 20, così questo è il Nocella più pacioccone che vedremo. Di forme e contenuti, visto che il suo Easy è taciturno ma espressivo come certi cartoni animati, scruta il mondo con i suoi occhietti e resta spesso e volentieri a bocca aperta come un alienato, o uno che sta rinascendo.

Parla proprio di rinascita questa commedia agrodolce che si lascia tingere di western dalle mandole che spesso ne caratterizzano la colonna sonora. È così che la vede il regista, idealmente con gli speroni, ma il tema del viaggio in auto lo lega inscindibilmente anche alla grande famiglia dei roadmovie. A parte definizioni e incasellamenti vari, con questo lavoro Nocella esprime una maturazione estremamente interessante. Crescita e cambiamento del suo personaggio durante il lungo viaggio sono evidenti nel rifiorire di una persona chiusa in un bozzolo da troppo tempo. Intorno a lui le lande dell’Europa orientale. Paesini ucraini e personaggi grotteschi, stazioni di polizia, autogrill e posti di blocco, persino un gigantesco cantiere dove si costruivano navi da guerra, sono teatro di situazioni a vortice nella quale Easy viene travolto in dolci slowburn. Non si sa mai cosa potrà succedere nella scena successiva perché l’Est è misterioso con le sue lingue incomprensibili, ma i sottotitoli diranno a noi pubblico che un’intesa si può sempre trovare grazie alla forza di volontà e all’empatia. È quella che produce nelle tante, intelligentissime gag il corpo comico Nocella con il suo mondo set. E con il pubblico. Almeno così è stato per i 3.000 al Festival di Locarno, sezione Cineasti del Presente, che hanno visto e apprezzato il film prima di noi.

La macchina da presa di Magnani punta il suo uomo utilizzandone l’espressività come una palla da discoteca che riflette la luce dei faretti intorno creando la giusta atmosfera. Succede così col faccione di Nocella, bravissimo nel restituire sullo schermo quello che vede, quello che vive il suo Easy. Placido e di buoni sentimenti, però non scade mai nel melenso, o in zuccheroso buonismo. Mantiene invece una sapidità che stuzzica al punto giusto dall’inizio alla fine. Nel cast figurano anche le star di Russia e Ucraina Ostap Stupka e Veronika Shupstak, e come mamma dei due improbabili fratelli Barbara Bouchet, il cigno che ci conferma il ragazzone come brutto anatroccolo al quale è impossibile non voler bene. Le sue espressioni ricordano a volte il Renato Pozzetto dei Per amare Ofelia e Sono fotogenico, o addirittura il Beppe Grillo di Cercasi Gesù, non solo l’ormai scontato paragone che lo vorrebbe come nostro John Belushi fatto in casa. Il film è visivamente e narrativamente diverso da tutta la commedia italiana attuale, guarda più a certi filoni anni settanta e ottanta per poi spostarsi verso atmosfere che ricordano cinematografie e umorismi sarcastici di Aki Kaurismaki e Roy Andersson. Ma come detto, è difficile, forse anche inutile cercare d’incasellare questo bel lavoro, perché tutto sommato si tratta semplicemente di un buon film italiano da non perdere.