Sulla vicenda di Fabrizio Corona interviene Don Antonio Mazzi tra i fondatori della comunità Exodus che sul numero di Chi in edicola il prossimo 14 gennaio dice la sua sui 9 anni e 8 mesi di carcere che l’agente dei fotografi sta scontando nel carcere di Opera per via di una somma di diversi reati.

Perché Fabrizio Corona è ancora in prigione? Perché? -si domanda Mazzi – È puro accanimento. Ma di che cosa stiamo parlando? Di un ragazzo che ha fatto qualche fotografia ed è fuggito a bordo di una Fiat 500 in Portogallo? Suvvia. Se non lo liberano, se non gli consentiranno di accedere a misure alternative al carcere, se non avrò la possibilità di ospitarlo nella mia comunità, racconteremo una triste storia della giustizia italiana.”

I difensori di Corona hanno presentato, infatti, un’istanza di detenzione domiciliare che verrà discussa dal Tribunale di sorveglianza di Milano il prossimo 22 gennaio:

Non voglio nemmeno pensare che la richiesta non venga accettata. -continua Don Antonio- Ho visto Fabrizio di recente. Ha attraversato un mare in tempesta. Non sta bene. La magistratura lo ha trasformato in un “caso” chissà per quali motivi. Non è un terrorista, non è un mafioso. Si sta facendo la galera per un reato morale. La magistratura è scivolata su una banalità. Io sono incazzato. ”

Poi Mazzi paragona le vicende giudiziarie di Corona alle altre che ha avuto modo di conoscere: “Nella mia comunità ho ospitato Erika De Nardo, che ha ucciso madre e fratellino (il delitto di Novi Ligure, ndr). Per il duplice omicidio è stata condannata a sedici anni. Due in più di quelli comminati a Corona, che era stato condannato a quattordici anni, ora commutati a nove anni e otto mesi. A Natale, dopo aver celebrato la messa in carcere, non l’ho visto bene. (…) Sono pronto da anni ad accogliere Fabrizio qui. I magistrati hanno la documentazione in mano che dimostra come la comunità Exodus sia idonea per recuperare il detenuto Corona. Qui da me lo aspetta la palestra. Il suo ruolo sarà quello di far sudare i miei “ragazzi disperati”, che non hanno voglia di faticare. Il suo compito è già pronto. Lo aspetto, anzi lo aspettiamo qui.”.