L’attore Domenico Diele si dice colpevole dell’incidente stradale ma rivela che la causa non è stata la droga di cui fa uso ma una distrazione al cellulare. L’attore è in carcere a Salerno dopo che venerdì notte ha investito e ucciso con la sua Audi Ilaria Dilillo. Il gip di Salerno, Fabio Zunica, ha disposto per l’attore anche gli arresti domiciliari a Roma con braccialetto elettronico, Il reato contestato è di omicidio stradale aggravato.

L’arresto immediato è avvenuto perché durante i controlli in ospedale è stato trovato positivo agli esami tossicologici e al Corriere della Sera Diele ha raccontato : “Sono dipendente da eroina ma non sono un criminale. In televisione si parla di me come un assassino drogato: non è così. La droga non c’entra con l’incidente. Mi sono distratto con il cellulare. Ho un telefonino che funziona male e per cercare di fare una telefonata ho abbassato gli occhi. Non mi sono reso conto subito, solo quando sono sceso dall’auto ho visto e capito”.

L’attore in realtà non avrebbe potuto nemmeno guidare quella notte in quanto la sua patente risulta sospesa e la macchina aveva l’assicurazione scaduta e nonostante ciò aveva deciso di compiere il viaggio da Roma alla Calabria: “Non avevo il permesso di guidare. Ma l’ho fatto perché mia cugina ci teneva ad avermi al suo matrimonio in Calabria e l’unico modo per esserci era andare e tornare in macchina nella stessa giornata”.

Diele si dice distrutto e colpevole: “Sono colpevole. Urlerò la mia colpevolezza con tutte le forze. Non ho scusa, ho sbagliato e devo pagare quello che decideranno i giudici e se servisse a qualcosa, pagherei di tasca mia anche qualunque cosa alla famiglia. Il padre della vittima? Vorrei incontrarlo, inginocchiarmi davanti a lui e ammettere le mie colpe. Ma anche provare a spiegargli che è stato un incidente e non un omicidio”.

Tra i primi a soccorrere la donna nel luogo dell’incidente, essendo lì di passaggio,  è stato l’ex concorrente del Grande Fratello Ferdinando Giordano che all’Ansa racconta: “Mi sono reso conto all’ultimo momento che sull’asfalto c’era una persona. Quel tratto di strada non è ben illuminato e la signora era tutta vestita di nero, difficile vederla. Si scorgevano solo le mani e i piedi. Ho frenato bruscamente e ho accostato l’auto. Il mio primo pensiero è stato quello di evitare che le macchine la potessero investire e così segnalavo il pericolo aiutandomi con la torcia del cellulare. Non ho avuto subito il tempo di capire se fosse viva o meno.Dovevo proteggerla dalle auto in corsa. Intanto, sulla carreggiata, c’era questo ragazzo, Domenico, che urlava e si disperava. Non ho riconosciuto chi fosse, in quei momenti pensi ad altro. Vedevo solo che piangeva e diceva quasi tra sé e sé: ‘Cosa ho fatto, ho fatto una cazzata. A me sembrava disperato, diceva qualcosa, pare che si fosse distratto per colpa del cellulare. Dopo pochi minuti è arrivata la Polizia stradale di Eboli che si è attivata immediatamente. Non so se gli agenti fossero stati allertati da qualcuno o se si trovassero a passare di lì. In ogni caso, da quel momento in poi, Diele non ha detto più una parola. Mi sembrava come se fosse non solo sotto shock ma che si stesse iniziando a rendere conto di quello che era realmente accaduto”.