Jesse, è un pittore mancino coperto di tatuaggi, ha una vita felice e perfetta: una mogliettina innamorata e una figlia adolescente rockettara come il padre. Si trasferiscono in una nuova grande casa dove sono stati commessi due omicidi anni prima, ma i dettagli vengono loro nascosti. L’omone colpevole che è appena uscito da un istituto psichiatrico ha gli occhi ballerini e la mole di Pruitt Taylor Vince. L’attore ex-trombettista di Novecento nella Leggenda del pianista sull’oceano annienta ogni scampolo poetico con questo psicotico in tuta rossa che scanna ragazzini aizzato da un rullo di tamburi e lamenti demonici che gli frulla in testa. Il problema è che anche Jesse il rosso inizia a sentire quegli echi infernali, e le trance indotte da quei suoni lo spingono a dipingere inconsapevolmente le vittime dell’assassino creando un inspiegabile legame. Cosa succederà quando il killer punterà sua figlia?

S’intitola The Devil’s Candy questo primo, sanguinario horror di settembre. Esce il 7 e darà certamente una bella strapazzata ai ragazzi che lo andranno a vedere prima del ritorno a scuola. Le atmosfere gore e le musiche ricordano un po’ film anni ottanta dal gusto trash come Morte a 33 giri. Il connubio con il rock è un classico. E qui il sangue scorre a fiumi insieme all’inquietudine e al disgusto. Ci troviamo nei meandri più oscuri del cinema di genere, il nostro Caronte è il regista e sceneggiatore Sean Byrne, uno che spinge sull’acceleratore un po’ come Rob Zombie, mettendo in piedi una giostrina horror niente male, ma assolutamente inadatta agli impressionabili. Immagini spesso virate nel rosso o nel nero si catalizzano nella fotografia e l’impasto narrativo si rivela semplice e terrificante ma non scontato come i Crocifissi capovolti, soprattutto nel finale. Alcune scene cristologiche (o anti?) si rifanno anche, deformandoli, a tagli zeffirelliani. Tutto un programma per i cultori horror.

Nella colonna sonora i sempreverdi Metallica e Slayer a prenderci giocosamente per mano, ma sono i Sun 0))) e i Machine Head a graffiare la coda del Diavolo e la sensibilità del pubblico. Creano i momenti satanici con la nenia tremenda che richiama alla pittura satanica Jesse e all’omicidio Ray, l’omone di Vince, e le sue schitarrate su una Gibson Flying V, ovviamente rossa. Oltre a trash e heavy metal, qui affondiamo nel groove metal e nel doom metal, stagni musicali di rock pesantissimo fatti di dolore e volume che irrorano d’orrore in primis tutti i protagonisti.

Se ai suoi albori il caro Rock’n’Roll era stigmatizzato come “musica del Diavolo”, adesso si va ben oltre.Tutto si riflette nelle performance degli attori. Il Jesse di Ethan Embry è una trasformazione fisica allucinata di sudore e muscoli, e la figlia interpretata da Kiara Gasco una teenager dagli occhi gocciolanti per l’assenza del padre che s’intrappolerà nella paura. Su tutti il servo di Satana Taylor Vince spaventa nella sua schiavitù intontita e spietata. Il diavolo, il male, come in tanti altri horror di questo periodo non viene spiegato o mostrato così chiaramente. Forse un suo cardinale nero sarà un personaggio che apparirà per un momento, ma non ci è dato anticipare. Sta di fatto che Byrne è un autore determinato che vuole rappresentare il sacrificio in senso figurato, come famiglia su carriera, e letterale, come le anime dei bambini al Satana. Chi vincerà nella sua battaglia tra Bene e Male? Ad osservarlo più in profondità il suo lavoro si conforma come una metafora dell’oggi: distrazioni materiali e affarismo contro benessere individuale e familiare. Tumulto contro pace. Più in superficie, invece, offre un’ora e mezza di svago sanguinario per esorcizzare (o reiterare?) il male che viviamo ogni giorno, come la più spaventosa delle gistre.