Parrebbe essere una mattinata come tutte le altre quella che sta per affrontare Carlos, il protagonista di Desconocido – Resa dei conti, il thriller spagnolo in uscita il 31 marzo: direttore della filiale di una banca importante, padre di due figli, una bella casa e un cane, Carlos non potrebbe chiedere di più dalla vita.

Ma tutto è destinato a cambiare quando l’uomo si mette in macchina per recarsi al lavoro decidendo di portare con sé i bambini, che lascerà a scuola lungo la strada. Un cellulare mai visto prima squilla nella vettura, dando vita a un ricatto spaventoso. Nella macchina è stata infatti piazzata alcune bombe azionabili a distanza e l’uomo che si trova all’altro capo del telefono minaccia di farle esplodere se Carlos non verserà velocemente tutti i risparmi del suo conto privato e più di 600mila euro dalle liquidità della banca.

Non si tratta però di un terrificante ma banale tentativo di estorsione, in quanto presto scopriremo presto che il protagonista è tutt’altro che integerrimo, avendo proposto coscientemente investimenti molto pericolosi per i suoi clienti di fiducia. Le sue capacità persuasive dovranno quindi essere utilizzate per salvare la sua vita e quella dei due bambini che ha portato con sé.

È questa la premessa di Desconocido – Resa dei conti, opera prima di Dani de la Torre dopo una lunga gavetta televisiva, che vede come mattatore incontrastato l’attore Luis Tosar, in Italia probabilmente conosciuto per le sue potenti prove in film di genere come Cella 211 e Bed Time.

E in effetti, in linea con il curriculum del suo interprete, de la Torre si approccia alla sceneggiatura – almeno per quanto riguarda la prima parte del film – come se fosse un B-movie (il che non vuole essere un insulto, anzi): pochi fronzoli, ritmo alto, caratterizzazioni spicciole e un certo divertimento cinematografico nel mettere Carlos in una situazione drammatica da cui dovrebbe uscire con l’astuzia e l’incoscienza.

Ma Desconocido – Resa dei conti più che a Speed guarda al più recente Locke (in cui Tom Hardy recitava da solo per 90 minuti costantemente all’interno di una vettura) con l’ambizione di potersi caricare sulle spalle la denuncia contro la finanza di La grande scommessa. Ed è un peccato, perché nella seconda parte, una volta che interviene la polizia a frenare la corsa impazzita di Carlos, il ritmo e la tensione scemano vertiginosamente, e non bastano i costanti – e anche molesti – richiami preoccupati alla salvezza dei due bambini a ridare smalto al film, che perde di efficacia.

Addirittura viene sprecata l’entrata in scena del villain, che avrebbe potuto promettere una situazione ancora più tesa mettendo in gioco uno scontro ravvicinato ad alto rischio sia per il protagonista che l’antagonista. Di fatto il personaggi resta oltremodo abbozzato e le sue motivazioni alquanto confusionarie, oppure semplicemente definita con pennellate troppo veloci per risultare credibili.

A mettere un freno – è proprio il caso di dirlo – a Desconocido sono proprio quelle ambizioni autoriali e di denuncia che de la Torre non riesce a incastrare nell’impianto thriller della pellicola, finendo per far depotenziare (così come fa la fotografia desaturata del film) anche il momento della confessione del protagonista: a un certo punto, infatti, questi ammette la sua colpevolezza e la sua mancanza di scrupoli, nell’aver trattato i suoi clienti come mezzi per arricchirsi. Un momento potenzialmente di forte drammatico che perde però di potenza allorché Carlos illustra dettagli tecnici alla figlia neanche adolescente .

Desconocido – Resa dei conti resta comunque un esperimento apprezzabile di gestione della tensione in uno spazio ristretto, per quanto non riuscito del tutto, e le varie scene girate in mezzo al traffico con stunt automobilistici scatenati e un piano sequenza centrale piacevole lasciano l’amaro in bocca per una pellicola che con meno pretese sarebbe potuta diventare un classico se avesse pigiato sull’acceleratore.