Quelli che mi conoscono sanno che non ha mai dato prove particolari di esibizionismo. Sono venuta a Venezia perché sono stata richiesta per quel red carpet e per supportare il mio amico stilista indossando una delle sue creazioni. Per alcuni mi rendo conto che potremmo avere esagerato e che la passerella invece che gioiosa può essere risultata volgare ma per molti no. Mi scuso con quelli che sono rimasti colpiti negativamente da questa passerella. E accetto tutte le critiche COSTRUTTIVE ma questa è la mia vita” ha scritto su Instagram Giulia Salemi, la modella 23enne che tanto ci era piaciuta a Pechino Express 4 e di cui avevamo preso le difese, visto che veniva puntualmente vessata dalla perfida madre Fariba Teherani.

Quando sei su un tappeto rosso diventi una principessa e alle principesse nessuno si è mai permesso di dire come dovrebbero vestirsi o svestirsi….” ha invece replicato Dayane Mello, 27enne brasiliana, anche lei indossatrice. Sganciandosi immediatamente da ogni sensato confronto. Impossibile non sapere da cosa stessero difendendosi: dall’accusa di volgarità piovuta loro addosso per aver sfilato sul red carpet del festival del cinema di Venezia – nella fase riservata alla serie tv The Young Popecon due abiti che non lasciano praticamente nulla all’immaginazione. Gli spacchi inguinali (doppio per la Salemi, laterale per la Mello) immaginati da Matteo Evandro Manzini hanno infatti consentito scatti da ogni prospettiva e di ogni tipo, salvati solo dalla presenza di microscopici perizomi.

L’apparizione delle due sta facendo discutere da ore. Ha suscitato giudizi negativi quasi unanimemente e addirittura prese di posizione apocalittiche. “Da quelle ragazze scosciatissime che sfilano sul red carpet di Venezia io mi sento offeso come uomoha per esempio scritto Giampiero Mughini - come uomo, bada bene, che stravede per l’erotica la più radicale e dunque anche per le smutandate quando stanno al posto che è quello giusto per loro. Stravedo per Alexa Grandi, Alexa Thomas, Barbamiska e Dane Vespoli quando ci danno sotto alla grande in un video porno. Ogni cosa al punto giusto nel momento giusto e nel format giusto”. Anche per Mughini sarebbe stato meglio starsene zitto.

La realtà è che lo stile se non ce l’hai non ce l’hai. E dunque cerchi di guadagnare popolarità e visibilità con altri mezzi e stratagemmi. C’è chi ha fatto molto di peggio, per esempio far volare farfalline sul palco di Sanremo in Eurovisione e in prime time, tanto per ricordare il caso più eclatante. Se dunque le critiche cadono su questo aspetto, nulla da dire. Si tratta di osservazioni sull’opportunità e sull’eleganza legate a una situazione come quella della kermesse veneziana.

Non ho invece trovato corretti gli attacchi diretti e volgari – volgari un milione di volte più di quei due abiti, di cui in fondo alla fine stanno parlando tutti da giorni – alle due modelle. “Al mare vado molto più pudica e vedo gente con slippini inesistenti e topless – ha spiegato Salemi a Dagospiami piacciono queste cose provocatorie, la prendo sul ridere ma sta succedendo una tragedia. Ricordiamoci che non ho ucciso nessuno e ho visto molto peggio in passato. Non c’è un manuale in cui c’è scritto che non si può indossare una scollatura che superi i tre centimetri o uno spacco inguinale e così via”. Il punto è proprio quello: dal momento che non c’è un manuale, ciascuno decide da se in base ai parametri, al carisma, agli obiettivi, alla sensibilità. Allo stile, si diceva.

Tuttavia è vero anche il contrario: queste polemiche hanno stufato. Sono le chiacchiere di un Paese bacchettone e moralista, noioso e pesante. Ne abbiamo abbastanza. Anche perché ottengono esattamente l’effetto sperato: regalare visibilità a chi, secondo il giudizio dei maestri di stile da tastiera, non la meriterebbe. Dovremmo imparare, anche nelle questioni di gusto, la raffinata e tagliente arte dell’indifferenza. Specie laddove gli estremi di legge vengano rispettati. D’altronde Salemi e Mello, è vero, non hanno ucciso nessuno. Semmai, hanno dato l’ennesima bastonata al buon gusto. Non sono le prime, non saranno le ultime proprio in virtù delle nostre reazioni. Scontate, banali e dall’effetto garantito.