Il 27 marzo andrà in scena la 62esima edizione dei David di Donatello, la più importante manifestazione del cinema italiano, durante la quale vengono premiati i migliori film della stagione e gli attori e i professionisti che si sono segnalati per la loro eccellenza.

Rispetto agli Oscar, ai quali vengono spesso paragonati, i David di Donatello sono stati a lungo una cerimonia molto più compassata e istituzionale, con un target di cinefili, addetti ai lavori e spettatori anziani

Per questo motivo non sono stati molti i momenti di imbarazzo e le gaffe capitate durante le oltre sessanta edizioni della manifestazione, che in anni recenti ha scelto consapevolmente di intraprendere un processo di svecchiamento per adeguarsi ai ritmi televisivi e per venire incontro alle aspettative del pubblico.

Con l’avvento di una direzione più pop non sono mancate le gaffe, alcune delle quali anche clamorose. Gli appassionati ricordano con trasporto il 10 maggio 2014, quando l’allora conduttore Paolo Ruffini inanellò una serie di brutte figure da antologie.

Memorabile il battibecco seguito al suo aver apostrofato Sophia Loren come “una bella topa”. Quindi il comico toscano presentò il regista Marco Bellocchio come appena arrivato dagli Stati Uniti, “dove è stato scoperto dopo tanti anni”: un insulto che il cineasta ha lavato con una sonora lavata di capo.

Più amichevole la strigliata di Paolo Virzì, livornese doc, che risponde al “boia de” di Ruffini con una richiesta alla moderazione del lessico, pena la necessità della sottolineatura delle sue battute. Il siparietto comico tra Stefania Sandrelli e il giovane è poi da antologia, con l’attrice che (forse) finge di non ricordare di aver lavorato con Ruffini a La prima cosa bella, film proprio di Virzì.

Infine toccò a Valerio Mastandrea seppellire il comico dopo tutte le sue gaffe, denunciandone l’inadeguatezza con una frase sibillina: “Vogliamo fare un applauso per un altro che ci ha provato e non ci è riuscito… capita a tutti, c’è un periodo di sei mesi in cui ci si deprime, poi si riparte”.

L’anno successivo sarebbe stato il turno di Gabriele Muccino, al quale venne consegnato il David speciale. Il regista non apprezzò particolarmente, raccontando su Twitter di un ambiente malevolo: “È stato bello ieri sera alla premiazione dei David ritrovarsi a casa ma certo sembrava volassero più coltelli che in una macelleria”. Finendo poi per definire la cerimonia come “una pagliacciata lobbistica ‘der cinema’ italiano” e lamentando poi la mancata considerazione dei suoi film da più di 10 anni.

Nel 2016 è infine toccato al presentatore Alessandro Cattelan fare da capro espiatorio. Per omaggiare Ennio Morricone il conduttore fischiettò un motivetto western, quello di Lo chiamavano Trinità. Peccato che il brano sia firmato da Franco Micalizzi, che polemizzò pesantemente con l’incolpevole Cattelan, imboccato dai suoi autori.