La morte di David Bowie è arrivata come uno shock questa mattina per tutti gli amanti della musica. Rock e pop, ma non solo, visto che nel corso della sua splendida carriera il Duca Bianco ha saputo spaziare attraverso vari generi, senza disdegnare un tocco di elettronica, dance, soul, funk e persino jazz, come mostrato con il suo ultimo album “Blackstar”, pubblicato lo scorso 8 gennaio, il giorno del suo 69esimo compleanno.

David Bowie lascia un vuoto enorme nella scena musicale, ma lascia anche un sacco di lavori memorabili. A partire dalla fine degli anni ’60 il grande cantante ha cominciato a farsi notare con una manciata di pezzi come “Love You Till Tuesday” e “Space Oddity”, quest’ultima pubblicata anche nella versione italiana “Ragazzo solo, ragazza sola” con testo di Mogol, capaci di imporsi con personalità all’interno della scena musicale dell’epoca.

Negli anni ’70 David Bowie si trasforma poi in un’autentica icona della pop culture. Merito del suo look androgino e trasgressivo, che fa scalpore in Gran Bretagna e nel resto del mondo, ma anche di una serie impressionante di dischi capolavoro.

David Bowie entra nella leggenda con “Hunky Dory” pubblicato nel 1971, che contiene “Changes” e “Life on Mars” e con il concept album “The Rise and Fall of Ziggy Stardust”, incentrato sulla figura di una superstar aliena bisessuale e che al suo interno contiene perle come “Starman”, “Suffragette City” e “Ziggy Stardust”.

David Bowie continua a sfornare album grandiosi come “Aladdin Sane” e “Diamond Dogs” e canzoni entrate nell’immaginario collettivo come “Rebel Rebel” e “Fame” e a fine anni ’70 pubblica la sua celebre “trilogia berlinese” formata da “Low”, “Heroes” e “Lodger”, in cui dimostra tutto il suo eclettismo musicale tra sperimentazioni elettroniche e krautrock e in cui tira fuori un’altra serie di pezzi che hanno fatto storia, su tutti “Heroes”.

Negli anni ’80 per David Bowie è tempo di cambiare ancora sonorità, di continuare a muoversi su differenti territori musicali, di collaborare con i Queen nella celebre “Under Pressure” e di flirtare con la musica disco nell’album “Let’s Dance”. L’elettronica, sua grande passione, ritorna poi protagonista anche negli anni ’90, soprattutto in “Earthling”, in cui il Duca Bianco mostra una ritrovata freschezza con un disco dalle sonorità drum’n'bass.

La voglia di restare sempre attuale e rilevante è confermata anche dai suoi ultimi due ottimi lavori, “The Next Day” del 2013, fin dalla copertina un omaggio ai tempi di “Heroes”, e “Blackstar”, pubblicato giusto la settimana scorsa, che propone un David Bowie dall’attitudine più che mai moderna e sperimentale. Come è sempre suonata e come continuerà a farlo ancora a lungo la sua musica.