Il mondo della musica e non solo è in lutto per l’improvvisa scomparsa di David Bowie: l’artista è morto “circondato dai suoi cari dopo un cancro contro il quale stava combattendo da 18 mesi”, come ha confermato un comunicato stampa ufficiale, seguito poi dal triste annuncio del figlio, il regista cinematografico Duncan Jones.

La notizia è ancora più sorprendente dato che solo l’8 gennaio, giorno del suo 69esimo compleanno, era stato pubblicato il suo ultimo album, Blackstar, il 25esimo lavoro in studio della sua carriera quarantennale. Da molto tempo David Bowie aveva smesso di esibirsi dal vivo: la sua ultima performance live risale infatti al 2006, per un evento di beneficenza a New York.

Cantante, polistrumentista, produttore, attore, pittore: non c’è stato campo artistico che Bowie non abbia frequentato lasciando la propria indelebile impronta. La sua carriera musicale, in particolare, ha dimostrato un eclettismo estremo, spesso in anticipo o in piena consonanza con lo spirito del tempo.

David Robert Jones, questo il suo vero nome, ha fatto il suo debutto sulle scene nel 1967 con un album omonimo, ma sarebbero dovuti passare due anni per ascoltare il singolo e l’album Space Oddity per vederlo diventare un’icona dello show business: già da questa prima prova si intuisce il grande coraggio e l’estrema curiosità musicale, uniti a un notevole talento per la scrittura di testi intriganti e profondi.

Gli anni ’70 sono forse il periodo di splendore massimo raggiunto dalla sua vena creativa, con una serie di lavori che spaziano dal glam rock di The Man Sold The World o di The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders From Mars e Alladin Sane, questi ultimi due impreziositi dall’interpretazione dei due personaggi dei concept album, cui si aggiunge anche il Duca Bianco: pur non essendone mai stato schiavo, Bowie si è infatti distinto per la grande importanza attribuita al look e al lato visivo delle esibizioni dei suoi concerti.

Ma a fare clamore sarebbe stato poi il cosiddetto periodo della trilogia di Berlino, costituita da Low, Heroes (e relativo famosissimo singolo omonimo) e Lodger, in cui, assistito da due colonne portanti della musica moderna come Brian Eno e Philip Glass, avrebbe sperimentato l’unione di musica elettronica e rock, strizzando l’occhio al krautrock.

Da non sottovalutare neanche la produzione degli anni ’80 di David Bowie, in cui flirtando con la new wave e il pop, ha fatto ballare milioni di persone al ritmo delle canzoni contenuti in dischi come Tonight, Let’s Dance, Never Let Me Down. Attento alle trasformazioni musicali, negli anni ’90 il cantante ha cercato con alterne fortune di seguire la svolta elettronica della musica, con Outside, un album quasi industrial, e la drum ‘n’ bass di Earthling.

Di recente Bowie era ritornato sulla cresta dell’onda grazie al riuscito The Next Day, pubblicato nel 2013; alla luce della sua scomparsa lo sperimentale Blackstar, realizzato insieme a un ensemble di musicisti jazz, può sembrare un lavoro testamentario, come poteva essere sembrato anche dal singolo Lazarus.