Dario Fo festeggia novant’anni. Il Premio Nobel per la letteratura (che gli fu insignito nel 1997, non senza polemiche), varcata la soglia delle nove decadi, si appresta a tornare a teatro, dove riproporrà il suo Mistero Buffo, l’opera più importante di tutta la sua produzione. Ma non solo, perché Dario Fo ha da poco pubblicato anche un nuovo libro, Razza di zingaro e continua così a dedicare la sua vita all’arte e all’impegno che da sempre lo hanno contraddistinto.

Una vita trascorsa in gran parte accanto alla compagna Franca Rame, scomparsa nel maggio del 2013, con cui ha condiviso gioie e dolori di una carriera lunghissima e sterminata ma anche la tragedia, nel 1973, del rapimento e dello stupro subito da lei ad opera di alcuni militanti di estrema destra.

Sintetizzare la carriera e la produzione artistica di Dario Fo sarebbe praticamente impossibile in poche righe. Massimo esponente italiano del teatro dell’assurdo, Dario Fo è noto anche e soprattutto per i suoi monologhi e per il suo impegno sociale. Gli anni Sessanta del Novecento rappresentano per lui il palcoscenico ideale per opere quali Chi ruba un piede è fortunato in amore, Il dito nell’occhio, Settimo: ruba un po’ meno, La signora è da buttare.

Mistero Buffo, la sua opera teatrale più rappresentativa, è del 1969 mentre nel 1970 è la volta di Morte accidentale di un anarchico. Su filoni molto simili a quelli di Mistero Buffo saranno poi prodotte anche altre opere degli anni Ottanta e Novanta come Storia della tigre e altre storie, Johan Padan alla descoverta delle Americhe (di cui è stata tratta anche una versione animata).