Cristiano de Andrè, a dodici anni di distanza dall’ultimo album di inediti, ritorna con “Come in cielo così in guerra”, realizzato nei mitici Fantasy Studios in California, con la sapiente produzione e gli arrangiamenti di Corrado Rustici. Il tour che sta accompagnando l’ultima fatica del cantautore ha fatto tappa nel capoluogo lombardo, tra le mura del Teatro Dal Verme.

Il set si apre con “Non è una favola”, il singolo lanciato in queste settimane in radio che apre la strada alla presentazione delle canzoni di “Come in cielo così in guerra”. Ad accompagnare l’eclettico musicista sul palco vi sono Osvaldo Di Dio alle chitarre, Davide Pezzin al basso e contrabbasso, Davide Devito alla batteria e Daniele Dupuis “Megahertz” alle tastiere e sequence, mentre la regia delle luci è affidata alle mani di Emiliano Morgia, figlio di quel Pepi che firmò gli spettacoli del padre.

Non manca nello spettacolo presentato al pubblico meneghino un viaggio all’interno della musica del Faber, primo maestro di Cristiano nonché compagno anche d’avventura in molteplici concerti. Quel cognome così importante è allo stesso tempo un’immensa fortuna e una pesante eredità; un confronto immediato cui la critica ti sottopone costantemente. Cristiano, dalla sua, è sicuramente un musicista più completo e più preparato e ha assorbito negli anni parte del genio del padre.

E’ un piacere ammirare De Andrè sul palco dove finalmente le notizie di gossip sul suo conto lasciano spazio alla sua musica, al suo genio. Ottime le canzoni del nuovo album e davvero splendidi gli arrangiamenti scelti per donare nuova vita alle composizioni del padre. Queste ultime diventano più rock, più punk e l’elettronica di Megahertz riesce a caratterizzarne alcune in modo davvero interessante.

E’ un Cristiano che mette il proprio cuore nelle mani del pubblico in più occasioni, tra aneddoti tanto allegri quanto malinconici; è un Cristiano che lascia il palco del Dal Verme dopo una splendida interpretazione de Il pescatore visibilmente commosso per l’affetto ricevuto dai milanesi in sala; è un Cristiano che, in modo semplice e genuino, rivolge la parola a due donne presenti in sala particolarmente importanti per lui ovvero Dori Ghezzi, una matrigna capace di essere una vera madre e Alba Parietti.
Bentornato “C”.

Fotografie di Pier Luigi Balzarini