All’anagrafe Mantoni Corrado, per tutti è sempre stato solo Corrado. Al cognome il grande conduttore rinunciò sin dal suo esordio in radio, nel 1944, quando giovanissimo (a soli 20 anni, essendo nato nel 1924), annunciò due eventi di importanza capitale come la fine della Seconda Guerra Mondiale e la conclusione ufficiale della monarchia in Italia e la conseguente nascita della Repubblica.

Quella voce calda, dal timbro inconfondibile, unita a un accento romano di cordiale umanità avrebbero reso Corrado uno speaker radiofonico di grande successo. In sostanza la figura del conduttore, nel nostro Paese, nacque proprio grazie a lui. Le caratteristiche che lo resero celebre quale voce della radio italiana sarebbero state portate anche in televisione, mezzo al quale passò negli anni ’60.

Tantissime le trasmissione che portarono la sua firma, alle quali diede il suo marchio costituito da una grande professionalità cui si univa un cinismo di affacciata che in realtà era prova di grande bonomia: da La corrida, nata prima in radio e poi trasferita in tv, guazzabuglio di dilettanti allo sbaraglio, passando per l’appuntamento di mezzogiorno con Il pranzo è servito, gioco a premia ancora oggi ineguagliato, senza dimenticare Domenica In, che Corrado contribuì a creare, ma anche L’amico del giaguaro, Il rosso e il nero, Canzonissima.

Insieme a Mike Bongiorno, Raimondo Vianello, Enzo Tortora e Pippo Baudo Corrado è conosciuto come uno dei moschettieri della tv italiana, rappresentante di un’epoca in cui creatività e cortesia dominavano un mondo che oggi si è fatto sempre più volgare e superficiale.