Fabri Fibra è stato escluso dal Concertone del Primo maggio accusato dall’associazione D.i.r.e. (Donne in rete contro la violenza) di diffondere messaggi sessisti e misogini e che in una lettera aperta ai sindacati aveva chiesto l’espulsione del rapper dalla manifestazione.

Jovanotti, commenta questa decisione su Twitter: “Mi sembra assurda questa censura a Fabri Fibra da parte del minculpop dei sindacati. Fibra è un acceleratore di immagini, la sua è arte”.

“Se la gente che va al Concertone crede ancora che i sindacati difendano i lavoratori, è giusto pensare che possano essere plagiati da un Fabri Fibra qualunque”, scrive invece Dj Aniceto, uno dei dj più impegnati nel sociale, membro anche della Consulta Antidroga per le politiche antidroga a palazzo Chigi e qualche tempo fa aveva avuto un duro scontro in tv con il rapper in una puntata di Chiambretti Night e aggiunge: “Fabri Fibra da un paio d’anni è completamente cambiato, sia nei testi che nella musica, spetta ai genitori educare i figli diversamente dagli insegnamenti di un cantante. Sessista o no, sbagliato o no Fibra ha diritto di parola, e di canto” (foto by InfoPhoto).

Anche Vincenzo Mollica, neo-consigliere di Rai Cinema, interviene sui social network, in sua difesa: “Chi non vuole far cantare Fabri Fibra al Concertone del Primo Maggio vive fuori da mondo, ma soprattutto non lo vuole capire”. Ironico invece il commento di Luca Bizzarri: “Ecco il problema, per le donne dei sindacati italiani, è Fabri Fibra. Oltretutto lui sarà disperato a dover rinunciare a cotal vetrina”. Contrario all’assenza del rapper anche il giornalista Pierluigi Diaco, già conduttore nel 1998 del Concertone, secondo il quale “escludere Fabri Fibra è una scelta patetica, ridicola e ideologica”.

Fabri Fibra replica via twitter la sua esclusione dal concertone del Primo Maggio:

“Primo Maggio in Piazza San Giovanni: nemmeno quest’anno sarò su quel palco, Mi sembrava strano. In effetti, l’invito entusiasta da parte di Marco Godano mi aveva sorpreso, era una bella novità. Invece poi non sono gli organizzatori che decidono chi suona in piazza”.

E poi il cantante marchigiano aggiunge: “Nei miei testi forse non tutti ci leggono l’impegno politico o sociale necessario per eventi del genere. Nel 2013, per alcuni, il rap e i suoi meccanismi artistici sono ancora da interpretare e da capire fino in fondo. Qualcuno voleva che io suonassi e qualcuno no. Nonostante il tentativo non si fa nulla” e conclude: “Penso in ogni caso che i concerti siano una bella occasione per i ragazzi di vivere esperienze musicali reali. Ci vediamo comunque in tour quest’estate e quest’autunno”.

Voi cosa ne pensate?