Regista, sceneggiatore e scrittore italiano, il grande Federico Fellini è considerato una tra le  più influenti personalità della storia del cinema mondiale. Già vincitore di quattro premi Oscar, per la sua straordinaria attività da cineasta, nel 1993 gli viene conferito l’Oscar alla carriera, consegnatogli a Los Angeles da Marcello Mastroianni e una commossa Sophia Loren. Pochi mesi dopo si spegnerà nell’ospedale Umberto I di Roma. La sue eredità è costellata di opere intramontabili, ricche di satira, ma anche velate di una sottile malinconia e caratterizzate da una personalissima visione onirica e poetica. I suoi film più celebri sono “La strada”, “Le notti di Cabiria”, “La dolce vita”, “8½” e “Amarcord”, conosciuti ed apprezzati in tutto il mondo.

Fiumi d’inchiostro sono stati stesi parlando della sua arte, ma oggi, nel giorno del suo 96esimo compleanno, vorremmo ricordare Fellini svelando piccoli aneddoti e curiosità sconosciute ai più, ma che ugualmente parlano di quella scintilla che solo una mente geniale come la sua possiede.

Cominciamo così dagli esordi, quando un giovanissimo Federico giunge a Roma desideroso di intraprendere la carriera giornalistica ed  esordendo, nell’aprile del 1939, sulla principale rivista satirica italiana, il Marc’Aurelio. Fellini amava i fumetti ed era un grande fan di Stan Lee e della Marvel Comics. Alla rivista collabora come disegnatore satirico, ideatore di numerose rubriche (tra le quali È permesso…?), vignettista e autore delle celebri “Storielle di Federico”, divenendo in breve tempo una firma di punta del quindicinale. E’ così che iniziò a scrivere copioni e gag di sua mano, avvicinandosi, quasi per caso, al mondo del cinema.

Anni dopo, consapevole di questa sua passione, il produttore Dino De Laurentiis gli proporrà di dirigere la pellicola “Flash Gordon“, ispirata all’omonimo personaggio dei fumetti ideato da Alex Raymond, poi diretta invece da Mike Hodges. De Laurentiis non rinunciò tuttavia all’ispirazione felliniana che voleva dare alla sua opera, ingaggiando il costumista e scenografo Danilo Donati, che aveva lavorato al fianco del grande regista in “Satyricon” (1969), “Roma” (1972), “Amarcord” (1973) e “Il Casanova di Federico Fellini” (1977), vincendo con quest’ultimo film il suo secondo Oscar.

Non solo per soggetti destinati grande schermo veniva tuttavia corteggiato il grande Federico Fellini, tanto che, negli anni Ottanta, pur detestando la pubblicità (suo lo slogan: “Non si interrompe un’emozione”), il cineasta acconsentì a girare alcuni spot pubblicitari, 5 per l’esattezza: per Campari, nel 1984; per la Barilla, nel 1985; e per la Banca di Roma, nel 1992, per cui realizzò una trilogia di brevi spot con protagonista Paolo Villaggio.

Un decennio dopo, perfino Madonna si sarebbe rivolta a Fellini per dirigere il videoclip di “Rain”, uno dei brani contenuti nell’album “Erotica”: “Mi rispose con una lettera in cui rifiutava cortesemente la proposta – ha rivelato la popstar – In seguito venni a sapere che era malato, e infatti morì dopo alcuni mesi. Ho incorniciato quella lettera, vergata con la sua inconfondibile calligrafia, e l’ho appesa qui, nel salotto della mia casa di New York, accanto ai quadri di Tamara De Lempicka“. La regia del videoclip fu quindi affidata a Mark Romanek.

Non di sola regia visse tuttavia Fellini, che durante gli esordi lavorò prima come sceneggiatore quindi, nel 1948, recitò nei panni del vagabondo che sedusse la bella Anna Magnani (Nannina) in “L’amore”, film in due episodi diretto da Roberto Rossellini, col quale Fellini cooperava ormai da tempo.