L’attore Claudio Amendola, star de “I Cesaroni”, ha raccontato al settimanale culturale di Qn, Il piacere della lettura, la sua infanzia, la sua vita privata e anche il suo rapporto con la scuola: “Una volta il preside del mio liceo mandò un telegramma a casa ‘Avremmo il piacere di conoscere l’allievo Amendola Claudio’. E’ vero, fu il mio ultimo anno di scuola. Alla ricezione del telegramma, mio papà capì che con lo studio era il caso di smettere”. Il padre, Ferruccio Amendola, era un noto doppiatore: “Abitavamo fuori città, a una trentina di chilometri da Roma. Uscivo la mattina col motorino per andare a scuola e poi tornare a pranzo non era semplice. Invece il sabato sera lo passavo a casa con i miei amici perché, anziché uscire, preferivano stare a origliare le voci di Sean Connery, Robert Redford, Liza Minnelli e Robert De Niro, ovvero gli amici doppiatori di papà”.

Claudio Amendola: “Gli spot dei Cesaroni tra i più pagati di Canale 5″

E dal punto di vista professionale, Claudio Amendola ha confessato: “Ci sono state parentesi più fortunate. Però è un lavoro strano, dove si guadagna tantissimo e poi nulla anche per un paio di anni. Io ho un rapporto sereno col denaro e non mi vergogno di quello che guadagno. Se mi pagano molto significa che l’Azienda che mi scrittura ci guadagna. Gli spot dei Cesaroni erano tra i più pagati di Canale 5. E quindi è giusto che l’attore guadagni di pari passo”. Ma non tutti i periodi sono stati fortunati, ha confessato Claudio Amendola: “Ho avuto dei periodi in cui ho lavorato quasi gratis, perché magari alcuni lavori negli anni precedenti non erano andati bene. Faccio l’attore da 25 anni, e per i primi anni ho guadagnato cifre ridicole. Ma è giusto così. Comunque sono fiero di pagare delle cifre mostruose di tasse, la media è vicina al 60%”.

Claudio Amendola e le tasse

E infine: “Se le tasse in Italia fossero viste come un dovere morale, potremmo pagare tutti di meno e avere servizi migliori. Quando ero molto giovane non ho saputo gestire i miei guadagni e mi è capitato di trovarmi senza soldi per pagare le imposte, con le more e gli interessi. Ma ho sempre pagato tutto, e sono stato felice di contribuire alle finanze dello Stato, anche se poi, quando mio figlio ha bisogno di un esame al fegato, non posso aspettare 6 mesi, e pago di tasca mia”.