Mae Holland è una ragazza semplice che ama andare in canoa e aiuta la madre a badare al papà, alle prese con un principio di SLA. Finalmente arriva la grande occasione con un lavoro a The Circle, la più grande compagnia web del pianeta. Siamo in un vicino futuro distopico e Google, Amazon, Facebook e gli altri social sembrano fusi in questa nuova piattaforma tendente al monopolio. Vita social, acquisti, informazione, tutto in una sola password e con un unico account reale per ogni iscritto è la formula vincente. Il guru hungry e foolish al comando di questa rivoluzione è un Tom Hanks dal gilet rassicurante ben inquadrato nel ruolo. Ma il suo lato oscuro verrà fuori insieme a quelli dei suoi giocattoli high-tech. Sicuramente stimolante per qualsiasi attore entrare nel mood di redivivi Steve Jobs o simil Zuckerberg. La protagonista Emma Watson invece ha un personaggio sì combattuto, a tratti maniacale, ma la monoespressività della ex-Hermione va al di là dell’algido per approdare al frigido.

Infinitamente più convincente risulta John Boyega, nuova rivelazione di Star Wars. Brilla nei panni di Ty, il creatore originario di The Circle, silenziosamente dissidente e fattosi da parte poiché contrario allo sfruttamento contorto e impositivo della piattaforma web. Con il suo lavoro Boyega è sulla buona strada per diventare il nuovo Denzel Washington.

I temi che vengono fuori da questa storia sono l’onnipresenza dei nuovi media, lo sguardo dell’altro proiettato all’infinito ovunque e su chiunque, la costruzione privatistica di una democrazia social e il controllo orizzontale offerto dalla tecnologia. Anarchie e dittature mediatiche fuse nello stesso film e chi più ne ha più ne metta. Una telecamerina grande come una biglia, meno costosa di un jeans, senza filo ma connessa al mondo, tecnicamente invisibile ma ad altissima definizione potrà guardare tutti, ovunque e sempre. Si chiama SeeChange, ma potrà davvero migliorare il mondo? Mae la indosserà giorno e notte, e tutto cambierà. Scontri e riflessioni che Dave Eggers, autore del romanzo originale, innescava nel 2013 tornano nel film di James Ponsoldt, seppure con alcune deviazioni dal plot letterario. Inevitabilmente si raccoglie più di qualcosa dai predecessori: Farenheit 451, Quinto Potere, The Truman Show, il recente The Social Network, ma per gli aspetti della diretta continua intorno a una persona pure il sottovalutato Ed’s Tv.

Le strutture circolari degli edifici della company citano la società a perenne controllo reciproco di Focault, dopodiché si riprendono regie di presentazioni iPhone, ma di riflessioni su questi smartphone che ci stanno ingoiando se ne stimolano parecchie. Sarebbero buon auspicio capannelli di spettatori infervorati da discussioni dopo la visione, invece della solita mestizia in cerca dell’auto nel parcheggio. Quindi parlatene, non vi tenete tutto dentro comprimendolo in qualche post.

Caustico, a tratti inquietante per ciò che la nostra società sta diventando, The Circle sfoggerà pure molta sostanza, ma la forma a volte vacilla. Tanti i dialoghi interessanti e pungolatori per la nostra coscienza social, soprattutto da parte di Hanks sul palco dei raduni. Però spuntano anche alcuni passaggi ingenui. Ad esempio, Mae ha “il lavoro dei suoi sogni” a The Circle, ma consiste semplicemente in mansioni da operatrice chat (o call center) nel reparto customer-satisfation. Da lì fa un salto dirigenziale giusto con la notorietà social e qualche idea da brainstorming. Per fortuna ci sono Hanks e Boyega. Il secondo, a dirla tutta, forse con troppo poco spazio.

Infine è doveroso ricordare Bill Paxton, scomparso lo scorso febbraio. Impersona il suo ultimo ruolo, il padre affettuoso e imbarazzato di Mae perché alle prese con una malattia degenerativa. Ennesima grande prova per un attore che da bonaccione o furfante, faccia da schiaffi o malato, ha dato solo il meglio fino all’ultimo ciak.