Dopo la relazione autodistruttiva con Christian Grey, Ana, neo-eroina pop delle nuove generazioni di spettatori ha un nuovo lavoro in una casa editrice. Ma il suo ex si rifà vivo con il buon proposito di cambiare per amore. Il pericoloso vizio del sadomaso è sempre in agguato, ma questa volta i nemici della coppia potrebbero essere una ex di lui, il capoufficio tastone di lei e l’iniziatrice al frustino, sempre di lui. A svestire più che vestire i panni dei due amanti sono ancora Dakota Johnson e Jamie Dornan. Fisicità sensuale da vicina di casa lei, sguardo appena meno vitreo rispetto al primo capitolo lui.

Il regista è cambiato, per fortuna, e si vede. James Foley ha diretto i primi video iconici di Madonna, nonché Who’s That Girl, un episodio di Twin Peaks e uno di House of Cards, oltre a diversi film, su tutti Americani. Regista di mestiere, fa sentire la sua esperienza dietro la macchina da presa riordinando il guazzabuglio ereditato da Cinquanta sfumature di grigio. Pone l’accento sull’ironia del sentimento se confrontato con le scudisciate. Ma le pagine del romanzo lo braccano tra i ricordi dei festini alla Eyes Wide Shut e in tante altre piccole citazioni. In questo capitolo abbiamo meno giocattoli del dolore e più articoli per il piacere. La sessualità efferata lascia spazio a frivolezze spesso smielate mentre il glamour aumenta. Il lusso va ancora oltre, così arredo di design, intimo all’ultimo grido e grandi marchi d’auto per danarosi sono metasponsor in questa cuccagna del product placament deluxe. Certe volte si ride, sì, però non con i personaggi. Di loro, invece. La sceneggiatura si dimena come può su una serie di romanzi furbissima a sfruttare l’unica idea buona: un amore impossibile, o quasi, in chiave sadomaso.

Hollywood aveva bisogno di nuove icone erotiche per il nuovo millennio. Ogni epoca ha avuto le sue. Ad esempio i Marlon Brando di Un tram che si chiama desiderio con Viven Leigh, e di Ultimo tango a Parigi con Maria Schneider. I più recenti erano forse il Mickey Rourke e la Kim Basinger di 9 settimane e ½. Quel fascinoso squalo di Wall Street di chiamava John Gray e finiva per umiliare la sua amata. E proprio una matura Basinger interpreta in Cinquanta sumature di nero Elena, la donna che ha portato Christian Grey sulla strada del frustino. Bella interpretazione la sua, avrebbe meritato più presenza nel minutaggio.

Grey e Gray, cognomi sempre in grigio pur cambiando una vocale. Aggiungendo l’evoluzione di una cenerentola che incontra in un sol colpo il bel tenebroso dal passato cruento e l’agiatezza più assoluta, la shakerata di sesso più o meno esplicito e sadomaso ne fanno il nuovo cocktail di cinema firmato dalle major d’oltreoceano. Col sorriso, tanto marketing e qualche brivido, ma senz’anima.