Esordio nell’attesa conferenza stampa della prima edizione del Festival di Roma diretta da lui. Marco Muller è tornato a Roma, dopo ventidue anni di assenza. Ed è subito concentrato sulla nuova avventura, una tappa importantissima della sua vita e della sua carriera. Come vede il suo Festival Muller?

“Bisognava capire che tipo di viaggio cinematografico si doveva fare e a chi volerlo far fare. Torno ventidue anni dopo a Roma e non riconosco molte facce, vedo che c‘è stato un bel ricambio generazionale, mi fa un certo effetto. So che a Roma è possibile realizzare a novembre un festival che si ponga a un’equa distanza tra le grandi manifestazioni internazionali prima e dopo, contando, speriamo, anche su un tempo clemente. Una grande opportunità da non perdere”.

Per tirare in piedi la settima edizione del Festival del Cinema, il direttore ci ha messo pochissimo, ma il risultato è stato straordinario:

“Pur in quattro mesi e mezzo, visti i ritardi che sono incorsi nella partenza di questa nuova gestione, siamo riusciti, e potete vederlo dalla selezione che ha pellicole targate Warner, Paramount, Buenavista, a tessere buoni rapporti con gli studios, base fondamentale per portare avanti un festival. E lo devo anche a una squadra agguerrita con un sistema molto preciso di comitati di selezione (spiccano tra essi Mario Sesti, ex direttore del celebrato Extra/L’altro cinema, e Giona Nazzaro, colonna del Festival di Locarno di cui, quest’anno, è stato uno dei conduttori in Piazza Grande). Per me scoprire il potenziale di Roma è stato sorprendente, ci sono ventisei Paesi rappresentati nella selezione”