Il 10 ottobre del 2004, a soli 52 anni di età, moriva nella sua casa di New York  l’attore americano Christopher Reeve, per un attacco cardiaco causato da un’infezione da piaga da decubito. Noto al grande pubblico soprattutto per aver interpretato il ruolo di Superman in quattro pellicole tra il 1978 e il 1987, Reeve si dimostrò davvero un supereroe non sul grande schermo ma nell’esistenza reale: paralizzato dal collo in giù in seguito a una caduta da cavallo avvenuta nel maggio del 1995, l’attore divenne un simbolo di speranza per milioni di tetraplegici, con il suo inguaribile ottimismo e, soprattutto, con la sua fondamentale battaglia per la ricerca scientifica sulle cellule staminali.

Reeve era sempre stato estremamente sensibile alle cause civili e politiche, come dimostra il viaggio nel Cile di Pinochet per esprimere solidarietà agli intellettuali imprigionati dal regime. Ma fu dopo il suo incidente a cavallo che la passione per l’attivismo divenne un’autentica missione. Insieme alla moglie fondò il “Christopher and Dana Reeve Paralysis Resource Center”, un ospedale specializzato nel recupero alla vita attiva di paraplegici e tetraplegici, e fu sempre in prima linea, attraverso dibattiti pubblici e show televisivi, per promuovere la ricerca scientifica sulle cellule staminali e sulla clonazione umana, in contrasto soprattutto con chi in America vi si opponeva per motivi religiosi; non a caso nel 2003, pochi mesi prima di morire, diede il suo endorsement a John Kerry nella campagna per la presidenza, in opposizione al cristiano rinato George W. Bush.

L’incrollabile determinazione con cui Christopher Reeve rifiutò di arrendersi al proprio destino non fu sempre tale. Come raccontò lui stesso nella sua autobiografia, nei giorni immediatamente successivi alla caduta da cavallo, scoperta la sua nuova condizione, l’attore pensò di chiedere alla moglie di staccare la spina; Dana acconsentì, chiedendogli prima di rifletterci bene. Lo lasciò solo coi propri pensieri nella stanza di ospedale; poco dopo, un medico entrò e, con un bizzarro accento russo, si presentò come il suo nuovo proctologo e intimò a Reeve di girarsi sul fianco. Non potendolo ovviamente accontentare, Reeve rimase immobile e perplesso, finché il medico non ripeté l’ordine. A quel punto, riconosciuta la voce, l’attore scoppiò a ridere: quel medico era Robin Williams, suo amico da 25 anni. Reeve si rese conto improvvisamente che, potendo ancora ridere, avrebbe ancora potuto continuare a vivere. E così fu. Ed è bello pensare che per loro due le risate non sono finite nemmeno in questo momento.