Nell’anno in cui si dedica alla commedia e all’arte di far ridere in Italia ed Europa, il Festival del Cinema Europeo di Lecce non poteva non invitare colui che rappresenta, da circa 40 anni, la comicità italiana ed il cinema nazional popolare: Christian De Sica.

In suo onore, la manifestazione, in collaborazione con la Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia, ha curato una rassegna dei suoi film più rappresentativi e ha organizzato una mostra fotografica dal titolo Christian De Sica. Io e il Cinema. 

Al Festival di Lecce, Christian De Sica ha ricevuto l’Ulivo d’Oro alla Carriera e ha presentato il suo ultimo film Fräulen, in uscita nelle sale italiane dal 26 maggio 2016 e di cui è protagonista insieme a Lucia Mascino.

Stasera riceverà il Premio alla Carriera, quanti film ha fatto e come ha iniziato? 

106 contando anche le piccole partecipazioni. Il primo che ho fatto nella mia vita fu nel periodo in cui ero fidanzato con Isabella Rossellini. Dato che mio padre voleva che continuassi con l’università e mi laureassi, non mi voleva aiutare nella carriera d’attore e allora andai a rompere le scatole a Roberto Rossellini che mi fece fare un personaggio in un film per la TV di quelli che faceva all’epoca. Si intitolava La Vita di Blesse Pascal”, io interpretavo un luogotenente criminale ad un processo di stregoneria a Port Royal ma siccome non c’era una lira, finimmo per girarlo tutto a Frascati. Il film venne bene comunque, Roberto mi mise un cappellone ed un paio di baffi per farmi sembrare più grande visto che, avendo 18 anni, ero troppo piccolo per fare l’avvocato di una strega e dovevo risultare credibile. Ricordo che Rossellini durante le riprese mi disse:“ fai un po’ de meno, non fa come tu padre”. E’ risaputo che Roberto detestava gli attori, non li amava molto. Da quel film in poi ho fatto partecipazioni, comparsate, fino a quando non è arrivato Sapore di Mare di Carlo Vanzina.

Il Festival la omaggia con una retrospettiva di 10 dei suoi titoli che lei ha contribuito a selezionare. Come li ha scelti?

Alcuni titoli sono stati scelti perché erano quelli che i produttori ci hanno concesso. Per esempio, io avevo chiesto Vacanze di Natale ma De Laurentis non ha autorizzato la proiezione per motivi che non conosco. Ho scelto principalmente film a cui sono affezionato, ad esempio, tra i miei 6 film da regista e attore, c’è Faccione con Nadia Rinaldi che è il mio unico film da regista in cui non recito e  racconta la storia di un’amica mia e di mio cognato Carlo Verdone. Si può dire che Nadia l’ho scoperta io, veniva dal laboratorio di Gigi Proietti ed aveva appunto questa faccia bella e super vitale, sembrava un Rubens.

Successivamente c’è stato Uomini Uomini Uomini che fece un sacco di soldi e vinse anche alcuni premi all’estero e Il Conte Max, remake di un vecchio film interpretato da mio padre, il Signor Max, che pure andò bene. The Clan invece, scritto con Fausto Brizzi e Marco Martani, nasceva per il teatro e non sarebbe dovuto essere un film ma uno spettacolo musicale. Il produttore mi convinse a farlo ma ebbe ovviamente uno scarso successo proprio perché era troppo cantato e ballato e in Italia i film musicali non sono proprio amatissimi. Dopo The Clan mi sono avvilito, avevo un contratto con De Laurentis per fare altri due film come regista ma ho voluto cambiare e fare altre due cinepanettoni. Così facemmo S.P.Q.R.

Nella rassegna qui a Lecce c’è anche un film Parlami di me diretto da Brando, mio figlio, a cui sono particolarmente legato perché riprende lo spettacolo teatrale in cui prima parlo di mio padre e del passato, poi racconto il presente che sono io ed il tutto è stato ripreso dal futuro, rappresentato da Brando. Mi piace pensare a noi come ad una cioccolateria sul cui marchio c’è scritto: “Dal 1901 si fa cinema in questa famiglia”.

Da una parte mi gratifica una retrospettiva, dall’altra mi fa paura perché non mi sono mai reputato un autore. Sono sempre stato un attore comico di un cinema nazionalpopolare così quando per strada mi chiamano Maestro, mi tocco perché penso di essere arrivato al capolinea. Preferisco di gran lunga quando per strada i ragazzi che hanno l’età di mio figlio mi chiamano Zio perché al di là della bravura che può esserci o no, l’affetto che ho ricevuto in questi anni credo sia la più grande soddisfazione che possa avere chi fa il mio mestiere.

Qual è il segreto per farsi amare da tutti e far ridere tutti? 

Ho notato che i grandi attori prima di me avevano fatto un errore colossale a mio avviso. I vari Gassman, Totò, quando hanno raggiunto l’apice del successo, si sono rinchiusi nelle loro case ed hanno frequentato solo il loro ambiente. Una volta Luchino Visconti disse a mio padre: “Vittorio tu non puoi più fare Ladri di Biciclette ed io non posso più fare La Terra Trema perché non conosciamo più il presente. Per te è il momento di Il Giardino dei Finzi Contini e per me di Morte a Venezia”. Con le debite distanze ovviamente, io questo consiglio non l’ho voluto seguire ed ho deciso di vivere nel presente. Da sempre uso il motorino per girare a Roma, frequento locali, pub, palestre, cerco di stare vicino agli amici di mio figlio e respiro le mode. Se non si sta con gli altri, il presente non lo si può raccontare perché la moda cambia nel giro di 3-4 anni. Forse è per questo che da tanti anni, anche adesso che sono vecchio, sono ancora amato dalla gente di vent’anni, perché sto con loro.

Com’è stata questa collaborazione con la regista esordiente Caterina Carone in Fräulen

Con Caterina mi sono trovato benissimo perché mi ha dato la possibilità di fare un personaggio a tutto tondo, completamente diverso da quelli che ho interpretato fino adesso. Il mio Walter è un personaggio tenero, insicuro ed anche infantile e mi piaceva l’idea di fare un vecchio infantile poiché quando si invecchia si ritorna ad essere un po’ bambini, con molte fragilità. Fräulen è una storia di amicizia e non d’amore tra un uomo della mia età ed una donna un po’ più giovane ed attraverso questo incontro-scontro tra questi due personaggi, le loro vite cambieranno. Essere diretto da una donna è stata una bella esperienza perché voi donne possedete quella sensibilità, quella coerenza che noi uomini non abbiamo. Una donna ti dona il coraggio di fare cose che nella vita, da solo, non faresti mai. Lavorare a questo progetto mi è servito per crescere come attore e per purificarmi da tante sovrastrutture che spesso mi fanno correre il rischio di recitare per stereotipi.

Paolo Genovese ha appena vinto il premio per la Miglior Sceneggiatura al Tribeca Film Festival di Robert De Niro, un segno che la nostra commedia sta finalmente tornando a farsi sentire all’estero?

Sì, spero di sì, anche il David a Perfetti Sconosciuti è un segno che si incomincia a premiare un cinema più leggero, in questo caso “la commedia d’autore” che è poi, se ci pensate, il genere che in Italia sappiamo fare meglio.

Qui al Festival arriverà anche suo cognato Carlo Verdone per il Premio Mario Verdone ai giovani registi. Non posso fare a meno di chiederle, perché non è ancora tornato a lavorare con lui?

Per 30 anni sono stato scritturato da Aurelio De Laurentis. Quando Carlo era sotto contratto con Vittorio Cecchi Gori abbiamo fatto dei film insieme: Acqua e Sapone, Borotalco e Compagni di Scuola. Da quando Carlo Verdone è entrato in Filmauro (società di De Laurentis) non abbiamo più lavorato insieme anche se abbiamo chiesto più volte ad Aurelio di farci fare un film. In L’abbiamo Fatta Grossa per esempio, forse ero più giusto io di Antonio Albanese, non perché Albanese non sia bravo ma è di fatto troppo simile a Carlo. Erano due Sancho Panza ed io invece sono più un Don Chisciotte. In questi anni De Laurentis non ci ha fatto fare un film insieme perché altrimenti ne avrebbe potuti produrre solo uno e non due. Speriamo che Aurelio ce lo faccia fare anche perché ormai non siamo più due ragazzini. Con Carlo avevamo pensato ad un modello simile a quei vecchi film di Alberto Sordi che si potrebbe intitolare I Cognati.

Per quanto riguarda il Teatro, lei che è amante del Musical, che spettacolo teatrale vorrebbe fare? Ha un sogno da realizzare? 

Quest’anno riprenderò la collaborazione con Siani in Il Principe Abusivo, dove sono il co-protagonista. Sono stato contento di portare questo progetto anche in teatro perché lavorare con Alessandro che è più giovane, mi ha dato una sferzata di vitalità. Il mio sogno nel cassetto non è un musical ma un concerto. Vorrei andare in giro per l’Italia con un’orchestra di 45 elementi e raccontare quello che ho visto attraverso le canzoni: Christian in Concerto. Spero di poterlo fare presto.