Chiara Civello, la cantautrice italiana salita alla ribalta con “Last Quarter Moon”, il suo primo album firmato Verve Records, ha pubblicato lo scorso 6 maggio “Canzoni”, la sua ultima fatica in cui reinterpreta alcuni dei brani più famosi e apprezzati della musica italiana. Nel 2012 Chiara, classe 1975, ha partecipato al Festival di Sanremo nella categoria Big con il brano “Al posto del mondo”, scritto insieme alla musicista Diana Tejera. Nel corso della sua carriera ha già pubblicato 4 album e 10 singoli, vincendo anche il Premio Multishow per la miglior canzone dell’anno: il singolo era “Problemi”, colonna sonora della telenovela brasiliana Fina Estampa (leggete qui la nostra intervista a Piero Pelù).

In occasione dell’uscita di “Canzoni” noi di Leonardo.it abbiamo voluto fare due chiacchiere con lei per conoscerla meglio. Una vita vissuta con la grande passione per la musica, che le ha permesso di girare il mondo e di poter assaporare tutti i ritmi, le culture e i sound di diversi Paesi (leggete qui la nostra intervista ad Alessandro Casillo). Ecco la nostra intervista esclusiva con Chiara Civello.

Com’è nato il progetto di “Canzoni”, uscito lo scorso 6 maggio?

“Canzoni” è nato da un mio bisogno, dopo 4 dischi da cantautrice, di essere solo interprete. Volevo riversare tutto il mondo musicale assorbito in questi anni di viaggi e vita a New York e a Rio in un tributo alla canzone italiana, avvicinandola all’universo dei grandi standard del Jazz, del Soul e della Bossa Nova.

La scelta dei brani non dev’essere stata semplice. Con che criterio hai scelto proprio quelle canzoni storiche della musica italiana?

Insieme a Nicola Conte durante la pre produzione io sceglievo con il cuore e lui faceva un lavoro di immaginazione per capire quanto le canzoni che io suggerivo si potessero spingere verso il sound che volevamo. E’ stato tutto molto fluido e naturale.

Sei riuscita a riproporre in chiave jazz anche artisti come Vasco Rossi e i Negramaro, dando un’impronta tutta nuova a due canzoni che è rischioso riproporre come cover. Quanto è stato difficile riadattarle alle tue corde?

Per niente. Quando una canzone arriva, arriva e Nicola Conte mi ha creato intorno l’ambiente sonoro ideale per sentirmi libera.

(leggete qui la nostra intervista a Zibba)

Qual è il tuo rapporto con Ana Carolina che con te, insieme a Gilberto Gil, Chico Buarque e Esperanza Spalding, ha collaborato a “Canzoni”?

Ana l’ho incontrata appena arrivata a Rio durante una serata molto divertente in cui ognuno suonava qualcosa. Da quel momento è iniziata una collaborazione molto intensa e bellissima che ci ha regalato tantissime soddisfazioni, come il premio Multishow di miglior canzone del Brasile nel 2012 e tantissimi successi e colonne sonore di telenovelas, che in Brasile sono un grande strumento di divulgazione della musica. Nel tempo è diventata una persona a me molto cara, da cui ho imparato tanto.

C’è un disco o una canzone che definiresti la colonna sonora della tua vita?

Io sono mutevole. A volte è Betty Davis con Your mama wants ya back, a volte Joao Gilberto con Amoroso (1982), a volte Julie London con Cry me a river e cosi via…

Nel 2005 Billboard scrisse di te: “La bellezza, lo charme e il carisma del debutto discografico della cantautrice Chiara Civello sono certamente un inizio promettente e segnalano al mondo la prima rivelazione del nuovo anno”. Che emozione hai provato nel leggere una critica così positiva?

Gioia infinita?

Con “Canzoni” ti sei messa in gioco come interprete, ma tu sei anche una cantautrice di grande successo. Ti senti più cantautrice o interprete?

Entrambe le cose! I due aspetti coesistono in me fortemente e questo disco ha chiaramente aperto un altro canale che voglio continuare ad esplorare. Non escludo di fare un volume 2, 3, 4, 5… e cover di altri paesi, come “Canciones” o “Cançoes” o “Songs”.

Hai avuto modo di assaporare la vera musica brasiliana. Lo scorso anno hai anche duettato sul palco con numerosi artisti brasiliani. Quest’anno tiferai più Italia o Brasile ai mondiali di calcio?

Aiaiaiai! Tiferò per l’Italia quando gioca l’Italia, per il Brasile quando gioca il Brasile. Se dovessero giocare Italia-Brasile farò in modo di ubriacarmi prima.

Hai un sogno nel cassetto? Magari una collaborazione con qualche grande della musica che un giorno vorrai realizzare?

Di sogni nel cassetto ne ho tanti e di grandi della musica con cui vorrei collaborare ce ne sono tanti, come Concha Buika, Paolo Conte e Bon Iver.

Hai già partecipato al Festival di Sanremo, pensi di riproporti per il prossimo anno?

In questo momento non ci penso, ma mai dire mai.

Qual è l’esperienza della tua carriera musicale che ti ha dato maggior soddisfazione?

Scrivere con Bacharach.

Cosa ne pensi dei talent show? Sono davvero dei trampolini di lancio o danno solo la mera illusione del successo per qualche mese?

Penso che abbiano grande successo perché sono comodi: fanno vivere da casa l’emozione di una performance dal vivo. Ma se sono diventati l’unico strumento di divulgazione della musica mi fa tristezza. Le persone diventano tutte un po’ più pigre. La cosa bella è l’alternarsi di tutto e purtroppo a differenza di altri paesi vedo in Italia sempre meno locali dove i giovani possano farsi ascoltare, seminare dubbi, raccogliere certezze, dal vivo, sulla pelle. Nel talent tutto è molto rapido: il farsi e il disfarsi di una stella.

Com’è Chiara nella vita di tutti i giorni? Prova a descriverti in tre parole.

Irrequieta. Irrequieta. Irrequieta.

Che progetti hai per il futuro?

Il presente: portare in giro “Canzoni”.