È passato un secolo, ma il personaggio del vagabondo Charlot, la maschera comica (e non solo) inventata da Charlie Chaplin, è ancora viva e ben impressa nella memoria e nella coscienza del mondo.

Il grande attore e regista nel 1914 creò dal nulla quella che sarebbe divenuta una grande icona, conosciuta semplicemente come “The Tramp”, un personaggio con il quale sarebbe stato identificato per la maggior parte della sua gloriosa carriera.

L’occasione è quella del secondo film interpretato da Chaplin, Kids Auto Races At Venice. L’attore sceglie in modo magistrale un costume che sarebbe poi rimasto più o meno lo stesso negli anni a venire: “Volevo che tutto fosse una contraddizione: i pantaloni larghi, la giacchetta stretta, il piccolo cappello e le grandi scarpe. Ho aggiunto dei baffetti che, pensai, avrebbero aggiunto qualche anno in più senza nascondere la mia espressione. Non avevo ancora bene in mente il personaggio. Ma nel momento in cui mi sono vestito gli abiti e il trucco mi hanno fatto sentire che persona ero. Ho cominciato a conoscerlo ed è bastato il tempo di entrare sul set per far nascere Charlot”.

Il vagabondo, rappresentante dell’uomo comune e dei più umili, è stato riconosciuto sin da subito come un efficace simbolo dell’alienazione dei poveri, in lotta contro il potere (battaglie vinte sempre usando l’astuzia contro poliziotti ottusi) e solidale con bambini e giovani donne in difficoltà, di cui spesso Charlot si innamora.

Il regista Alessandro Blasetti, contemporaneo di Chaplin, ha parlato del ruolo politico del personaggio: “La maschera di Charlot tocca il massimo assoluto della spontanea capacità inventiva e, nello stesso momento, il minimo assoluto dell’impegno pre-determinato, cioè della finalità politica. Per questo ha toccato il cuore del mondo sulla ingiusta sorte dei diseredati e degli emarginati, ha contribuito ad imporre alle classi politiche il dovere di una nuova giustizia sociale con efficacia incomparabilmente maggiore di quella che possono avere conseguito, tutti insieme, tutti i film socialmente «impegnati» di tutta la storia del cinema. Tanto più autentica, credibile, efficace l’istanza sociale che scaturisce dall’omino: proprio perché non la pronuncia.

La Cineteca di Bologna in questi giorni organizza alcuni eventi in celebrazione del centenario dalla nascita di Charlot. Il 26 giugno si terrà un convegno con ospiti l’artista teatrale Jos Hauben (che proporrà una performance sull’arte della risata), e Dan Kamin (il mimo che fece da coach a Robert Downey Jr. durante la lavorazione del film omonimo del 1992).