Avrebbe compiuto oggi 110 anni Archibald Alexander Leach, meglio conosciuto come Cary Grant: icona del cinema mondiale e interprete di oltre un centinaio di film, in cui è riuscito a lasciare un’impronta al punto da diventare un riferimento per diverse generazioni di attori.

Nato a Bristol, il 18 gennaio del 1904, si è trasferito in America giovanissimo agli inizi degli anni ’20, riuscendo subito a ricavarsi un ruolo a Hollywood, dove attirò l’attenzione per brillantezza, fascino, naturale e raffinata eleganza, notevole prestanza fisica e senso dell’ironia.

Le commedie brillanti erano il suo genere principale, ma nel corso della carriera non ha disdegnato ruoli in pellicole sentimentali, drammatiche e in alcuni celebri thriller di Alfred Hitchcock, il quale lo indicò come l’unico attore che in carriera avesse veramente amato. Alla sua persona, poi, per stessa ammissione di Ian Fleming, fu ispirato anche il personaggio dell’agente segreto James Bond.

Il primo film importante risale al 1935, quando grazie al regista George Cukor ottenne il ruolo di protagonista, al fianco di Katharine Hepburn, nella commedia “Il diavolo è femmina”, in cui ebbe la possibilità di dimostrare le sue notevoli doti di attore brillante. Da allora è stato tutto un crescendo, spesso al fianco della stessa Hepburn: “L’orribile verità” (1937) di Leo McCarey, “Susanna!” (1938) di Howard Hawks, “Incantesimo” (1938) e “Scandalo a Filadelfia” (1940) di Cukor.

Negli anni quaranta e cinquanta, Grant continuò a mietere successi nella commedia: fu il superbo protagonista di “Arsenico e vecchi merletti” (1944), diretto da Frank Capra, e di due pellicole dirette da Howard Hawks, “Ero uno sposo di guerra” (1949), e “Il magnifico scherzo” (1952).

Dopo essersi ritirato dalle scene nel 1966 con il film “Cammina, non correre”, divenne dapprima consulente creativo, poi membro del consiglio di amministrazione di Fabergé, celebre casa di cosmetici. Una curiosità: di lui si racconta che fosse parsimonioso al limite dell’avarizia, tanto da pretendere – per contratto – che gli abiti indossati nei film restassero, a fine lavorazione, di sua proprietà.

Il 29 novembre 1986, mentre si trovava a Davenport per un tour, Cary Grant fu colto da malore mentre stava impartendo le ultime direttive al suo staff in previsione di una esibizione teatrale serale. In un primo momento non volle andare in ospedale, pensando che non si trattasse di nulla di grave, ed evitando così di attrarre l’attenzione dei media. Tuttavia, dopo qualche ora e stante il visibile peggioramento delle sue condizioni, su insistenza della moglie Barbara fu portato d’urgenza in ospedale e morì in tarda serata.