Massimo Giletti ospite di Cartabianca su Rai Tre con Bianca Berlinguer torna a parlare del suo futuro professionale e sulla possibilità di lasciare la Rai. Il congedo dal pubblico nell’ultima puntata de l’Arena era sembrato quasi un addio alla televisione pubblica ma ora, grazie anche al cambio del direttore generale, pare che Giletti abbia fatto un passo verso l’azienda di Viale Mazzini.

L’incertezza se andare o restare continua ad esserci e infatti Massimo Giletti dice: “Il mio futuro? Questo lo stabiliremo. Sta per arrivare un nuovo direttore generale: chi sarà? E che atteggiamento avrà? Sarebbe scorretto dire delle cose oggi senza un interlocutore importante come il direttore generale. Quando arriverà, se vorrà, ci siederemo ad un tavolo e ne discuteremo in maniera seria. Io spero di rimanerci in Rai ma non ci sto a discapito di determinate situazioni. Quali? Non è una questione solo economica [...] La nostra azienda vive un momento difficile, cambiare un direttore generale al buio non è semplice, soprattutto in un momento in cui si decidono i palinsesti del futuro e gli investimenti dei pubblicitari”.

Non sono mancate critiche alla gestione della Rai che a Giletti pare abbia messo i bastoni fra le ruote molte volte, ripensando ai tanti anni di servizio dice: “Dalla Rai si entra e si esce. In questo periodo si esce in molti (ride, ndr) […] Spesso ho trovato in questa azienda persone che non mi hanno aiutato ma anzi hanno cercato di ostacolarmi. Però poi c’è la parte vera e sana della Rai, quella che ti dà una mano perché sa quel che fai e sa come lavori. E’ importante stare sempre a galla con gli ascolti. Finché fai numeri è difficile che ti caccino”.

L’intervista fatta da Bianca Berlinguer ha scavato in profondità sul tema e spesso Massimo Giletti si è trovato a ribadire i risultati positivi, in termini di ascolto e critica, che da anni garantisce alla Rai con i suoi programmi. Non è mancato nemmeno il capitolo, tanto chiacchierato negli ultimi mesi, riguardante il tetto agli stipendi di 240mila euro imposto dal governo: “Lo stress c’è ma è il nostro lavoro e siam pagati molto bene per reggere lo stress. L’importante è fare un buon prodotto e rispondere in modo serio di quello che fai (…) Mi infastidisce l’assoluta ipocrisia del sistema. Chi è bravo va pagato, punto. Per creare un Bruno Vespa, un Carlo Conti o un Fabio Fazio ci vogliono anni di lavoro e di investimenti da parte dell’azienda. Si può discutere dei tetti… Noi facciamo 2 miliardi e mezzo di fatturato, il direttore generale dev’essere uno bravissimo: chi ci viene a 240mila euro annui? Certo, sono tanti per il mondo normale ma non per chi fa questo tipo di lavoro. Quanto perderebbe la Rai con la perdita di Fabio Fazio?”.

Un’intervista che in alcuni punti è stata per un pubblico di addetti ai lavori ma che ha posto questioni importanti sulla visione della Rai di uno dei volti più riconosciuti e autorevoli.