Carlo Conti è uno dei personaggi di punta della Rai. I suoi programmi, curati da lui anche a livello autoriale, continuano ad avere successo dopo anni e, una volta che la tv di Stato ha deciso di affidare a lui il Festival di Sanremo, quest’ultimo è letteralmente rinato. Sarà anche per questo motivo che ora gli è stata affidata anche la direzione artistica di Radio Rai, per la quale il direttore generale Antonio Campo Dall’Orto ha in mente un rilancio in grande stile.
In occasione della presentazione dei palinsesti Rai a Milano siamo riusciti a intercettare Carlo Conti per fargli qualche domanda.

Iniziamo parlando di questo nuovo incarico in radio. Sbaglio o per lei è un ritorno alle origini?
La radio è sempre stata per me la cosa più bella ed entusiasmante. È come quando incontri il primo amore, la trovi sempre belloccia e in forma (proprio come ai tempi in cui ti eri innamorato di lei), ti invita a uscire a cena e tu chiedi il permesso a tua moglie (in questo caso la tv) perché vuoi vedere che effetto ti fa e come andrà a finire.

Invece sul piccolo schermo è tutto riconfermato su Raiuno?
Si, sarò ancora autore de L’Eredità (condotta da Fabrizio Frizzi) e ritornerà con Tale e Quale Show. Poi in inverno ci sarà Sanremo Giovani, per il quale sto pensando ad una formula che permetta ai ragazzi di farsi conoscere ancora di più dal pubblico, magari con qualche momento corale.

Sbaglio o da settembre lo troveremo anche in tour teatrale?
È così: dopo vent’anni, tornerà teatro con i miei amici di sempre, ovvero Leonardo Pieraccioni e Giorgio Panariello. Era prevista solo una data, il 5 settembre all’Arena di Verona, ma ora siamo a quota 14. Ci divertiremo molto!

Non ha paura di questo carico di impegni?
A dire la verità no. Mi ritengo molto fortunato perché, lavorando in tv (e ora in radio) ho realizzato il sogno di quanto ero ragazzino, quindi non posso certo lamentarmi o farmi prendere dall’ansia e dallo stress per la paura di avere troppe cose da fare.

E se un giorno suo figlio Matteo volesse seguire le sue orme?
È ancora molto piccolo (ha poco più di due anni), ma per il momento sembra più attirato dalla cucina. Chissà, magari ho in casa un Antonino Cannavacciuolo del futuro!