Troy, Diesel e Mad Dog sono tre vecchi amici dai tempi del carcere. Stringere amicizie in cella vuol dire fratellanza, ma se l’istinto resta criminale anche una volta usciti tutti e tre i problemi saranno inevitabili. Così accade che Troy, interpretato da Nicolas Cage, esca per ultimo di prigione. Festini e donnine sono d’obbligo in certe occasioni, ma rimettersi in pista, nel senso di rientrare nel giro, è il vecchio vizio al quale i tre non riusciranno a rinunciare. Come quello delle piste di cocaina, nella quale affondano quasi tutti i soldi che riescono a mettere insieme dai loro inciuci. Mad Dog invece è un’imprevedibile testa calda. Lo porta sullo schermo Willem Dafoe, che con quella faccia tagliente ci va a nozze. Le sue impennate di violenza ci sbalzano da ambientazioni surreali – come la prima sequenza esplosiva – fino agli atti più efferati e disgustosi.

Pendolino astuto tra i due ma sempre ai limiti dell’autocontrollo si piazza il corpulento Diesel interpretato da un Christopher Matthew Cook ottimamente in parte. Il suo spezzapollici potrebbe mediare tra il leader Troy e l’incontrollabile Mad Dog, ma il colpo nel quale si andranno a cacciare, quello così grosso che potrebbe sistemarli per la vita, li condurrà a sbattere contro i loro istinti. Compreso lui. Cane mangia cane, romanzo uscito nel ’95 dalla penna velenosa di Edward Bunker, è una storia di disperazione criminale. Alcol, adrenalina, donne, soldi e proiettili come tappi per esistenze piene di voragini. Sociali, affettive, psicologiche. Le tre umanità alla deriva nella versione cinematografica si fanno scrivere da Matthew Wilder e dallo stesso regista Paul Schrader, già sceneggiatore di culto per Taxi Driver e Toro Scatenato. Film più scarno del romanzo per quanto riguarda i personaggi, su carta ve n’erano di più, e il micro-universo criminale dei tre risultava più palpabile. Da una parte il film viene reso più asciutto, con la possibilità di approfondire dinamiche tra i tre, ma questo non basta a evitare passaggi e intorcinamenti registici, soprattutto nel finale.

Al cinema dal 13 luglio, Cane mangia cane resta una storia di criminali da strapazzo, violenze gratuite con sparatorie da exploitation e linguaggio da strada tanto amato da Tarantino, che portò Bunker tra le sue Iene come Mr. Blue. Emerge anche l’incomunicabilità di tre persone consumate dalle proprie debolezze. Anime scartavetrate dalla vita che non riescono proprio a impugnare soluzioni civili. Nella parte action il film riesce a scorrere, tra una fotografia oscura e fumosa quando non iperreale e la totale assenza di timidezza del regista nel mostrarci ogni dettaglio efferato. Del resto la letteratura di Bunker è anche più spietata. La messa in scena però parte con promesse forti e un utilizzo giusto della musica come nell’American Gigolò, grande regia di Schreader lontana nel passato, per sciogliersi in un mosaico di alti e bassi.