Bruce Springsteen non ha mai fatto segreto delle proprie simpatie politiche, ma ultimamente il suo attivismo, con l’elezione di Donald Trump a nuovo presidente USA, si è fatto notevolmente più acceso.

Il cantante ha infatti celebrato la Women’s March, che si è svolta in contrapposizione all’insediamento del tycoon, durante il suo concerto di domenica che ha tenuto a Perth, in Australia: il rocker ha infatti definito il movimento delle centinaia di migliaia di persone che hanno sfilato in strada in tutto il mondo “la nuova resistenza americana”.

Nel suo discorso Springsteen, che a luglio è stato in Italia, ha preso di petto l’argomento, con riferimenti poco velati a Trump: “Hanno manifestato contro l’odio e la divisione, a supporto della tolleranza, l’inclusione, i diritti alla riproduzione, i diritti civili, la giustizia razziale, i diritti LGBTQ, l’ambiente, l’eguaglianza dei compensi e di genere, i diritti degli immigrati e il sistema sanitario. Siamo con voi, siamo la nuova resistenza americana”.

Dopo il concerto, il primo di una serie di 14 date tra Australia e Nuova Zelanda, il cantante ha poi pubblicato sui propri social media un video di tributo. Solo circa una decina di giorni fa Springsteen, un visitatore abbastanza assiduo della Casa Bianca, si era esibito in uno show segreto di commiato dal presidente Barack Obama e dal suo staff.

15 canzoni in acustico, accompagnato dalla moglie Patti Scialfa, ognuna delle quale è stata introdotta dalle parole del cantante relative all’amministrazione Obama (da cui è stato insignito della “medal of freedom”). Tra i brani più famosi Born in the USA, Thunder Road, Dancing in the Dark, Land of Hope and Dreams e Long Walk Home.