È un Bruce Springsteen inedito quello che si confessa e si mette a nudo nella sua autobiografia, Born to Run, che raggiungerà gli scaffali delle librerie italiane a partire dal prossimo 27 settembre. Nel volume, distribuito nel nostro paese da Mondadori, ci sono alcune dichiarazioni piuttosto inaspettate sullo scatenato rocker.

Bruce Springsteen ha combattuto a lungo contro la depressione ed è una battaglia che non si sente sicuro di avere ancora vinto. Il Boss aveva già parlato in passato di questo suo lato oscuro, ma ora nella sua autobiografia racconta più nello specifico del suo problema.

All’interno dell’imminente Born to Run, così come anticipato dall’anteprima dell’edizione statunitense di Vanity Fair, Bruce Springsteen rivela: “Fra i 60 e i 62 ci stavo sotto, sono stato bene un anno, poi ancora dai 63 ai 64”. La rockstar si riferisce al periodo delle registrazioni del suo album del 2012 “Wrecking Ball”.

Ad accorgersi della sua depressione non sono stati i colleghi della E Street Band, bensì la moglie Patti Scialfa, che l’ha visto come “un treno merci lanciato, carico di nitroglicerina e destinato rapidamente a uscire dai binari”. La moglie in proposito ha quindi aggiunto: “Penso che sia un bene per lui scrivere di depressione. Una gran parte del suo lavoro viene dallo sforzo di battere quella parte di sé”.

Oltre che della sua depressione, Bruce Springsteen nella sua autobiografia parlerà anche del complesso rapporto con il padre Doug, che descrive come “un personaggio alla Bukowski”. A proposito del libro il Boss spiega inoltre: “Una delle cose che voglio dire in questo libro è che chiunque tu sia stato e ovunque sia stato tutto questo non ti lascia mai. Me la immagino come una macchina: Tutti i tuoi ‘io’ sono lì dentro. Può anche entrarne uno nuovo, ma quelli vecchi non possono uscire. La cosa importante è chi ha le mani sul volante?”.