il 20 luglio di quarant’anni fa il re del kung fu cinematografico morì a causa di un edema cerebrale ad appena 33 anni. Bruce Lee in Cina, incarna l’orgoglio nazionale, nonostante sia cresciuto a Hong Kong (all’epoca ancora sotto controllo inglese) e nato a San Francisco (il 27 novembre del 1940).

A quei tempi il kung fu negli Stati Uniti era patrimonio delle sole comunità cinesi che ne vietavano severamente la divulgazione delle tecniche agli esterni. Lee, convinto fautore dell’uguaglianza tra i popoli e forte critico della tradizione, decise di non rispettare le regole e proprio per questo a Oackland, dove si era trasferito nel 1964, la comunità di San Francisco gli lanciò una sfida: se in duello fosse stato battuto da Wong Jack Man, un campione locale, avrebbe dovuto interrompere le sue lezioni ai non cinesi. Lee vinse e la sua scuola non dovette chiudere, anzi diventarono tre (a Seattle e Los Angeles).

Inizialmente nella pratica americana le arti marziali erano prive di contatto fisico, affidate a mosse ripetitive e prevedibili e, perciò, esuli da un possibile contatto con la realtà. Lee le trasformò, seguendo una propria visione, in discipline “full contact”, basate sull’efficacia e su un approccio fondato su attacco e intercettazione. Fu il primo insegnante nordamericano, e forse anche a livello internazionale, a far indossare ai suoi allievi guantoni da boxe, baschetto e protezioni per il corpo. Nel 1967 questa sua filosofia divenne un nome e uno stile, il “Jeet Kune Do”.

Gli States e l’Occidente si appassionarono per la prima volta al kung-fu e il pensiero cinese, di cui “il piccolo drago”, così veniva chiamato in famiglia Lee, fu uno degli ambasciatori contemporanei principali, ricevette una nuova divulgazione.

In seguito ad un brutto infortunio che lo costrinse a riposo per sei mesi, tentò la strada del cinema, capendo che il grande schermo poteva diventare il veicolo per trasmettere e far conoscere al mondo la filosofia e l’essenza ultima delle arti marziali. Ad Hong Kong, tra il 1971 e il 1972, girò pellicole di successo come “Il furore della Cina colpisce ancora” e “Dalla Cina con furore” mentre sempre nel 1972 ambientò a Roma “L’urlo di Chen terrorizza anche l’Occidente”. Lee era ormai diventata una star mondiale e la Warner Bros di Hollywood lo contatto e insieme nacquero “I tre dell’Operazione Drago”, film seguito da “L’ultimo combattimento di Chen”.

Quarant’anni dopo, la leggenda del “Dragone” è ancora viva e il suo mito non è mai tramontato.

Ecco alcuni video: