Che le donne potessero far ridere lo sapevamo, che facessero divertire, a volte, più degli uomini potevamo intuirlo ma nonostante ciò, era inimmaginabile che il terzo capitolo delle avventure di Bridget Jones, l’impacciata londinese potesse diventare il film più divertente del 2016. Dal 22 settembre nelle sale italiane potrete constatarlo con i vostri occhi. Il secondo film, Che pasticcio Bridget Jones ci aveva lasciati un po’ a bocca asciutta, era tutto troppo prevedibile (anche il terzo lo è ma è un dettaglio trascurabile) e la battaglia Daniel Cleaver -Mark Darcy non aveva soddisfatto a pieno. La Bridget Jones che ritroviamo in Bridget Jones’s baby ha 43 anni, è magra, ha un lavoro da news producer televisiva e si è rassegnata al fatto che l’amore della sua vita, Mark Darcy ha messo il lavoro ed una nuova moglie al primo posto. Dopo una notte di follie con uno sconosciuto che poi si scoprirà essere un miliardario (Patrick Dempsey) ed un fugace ritorno di fiamma con il suo Darcy, Bridget si ritroverà incinta e incerta su chi sia il padre. Sulla carta una commedia leggera degli equivoci e da romanzo chick lit, sullo schermo, due ore di comicità pura, ironia e ritmo condotti egregiamente da un’ottima Renée Zelwegger (nonostante le polemiche sui numerosi lifting) e un sempre fintamente algido ma perennemente innamorato Colin Firth nei panni di Mark Darcy.

Ci ricordiamo cosa c’era prima che la donna “bridgetiana” facesse capolino sul grande schermo ed ancor prima diventasse la protagonista dei romanzi di Helen Fielding? Guardiamo al passato ed al futuro per comprendere l’evoluzione delle donne al cinema e non solo, esaminando antenate e passando al vaglio le eredi dell’imperfetta ed esilarante Bridget Jones:

Elizabeth Bennett -  Orgoglio e Pregiudizio

In principio era il 1813 e Jane Austen pubblicava uno dei suoi romanzi più famosi, trasposti ed amati : Orgoglio e Pregiudizio. Nascevano così Elizabeth Bennet e Mr Darcy e la loro tormentata storia d’amore travolgeva gli animi ottocenteschi e non solo. Helen Fielding non ha mai fatto mistero di essersi interamente ispirata a Jane Austen per dare vita alla sua Bridget. Non è un caso che Mark Darcy e Mr Darcy si assomiglino nel nome, nell’orgoglio e nell’atteggiamento e molti ricorderanno che Colin Firth era stato il Sig.Darcy di ogni donna inglese nella miniserie televisiva del 1995 andata in onda sulla BBC. All’origine di Bridget c’è di fatto Elizabeth Bennett e la donna dell’era vittoriana. Bridget deve infatti confrontarsi con molti dei problemi che le quasi trentenni vittoriane dovevano affrontare, primo fra tutti: la ricerca di un marito. Nonostante Bridget e le sue amiche siano a loro agio nella loro condizione “accettata” di single, sono alla costante ricerca dell’amore. Per quanto negli anni 2000 in cui il primo capitolo, Il Diario di Bridget Jones, è ambientato, l’essere single non dovrebbe essere una discriminante, accade a Bridget nel film e continua ad accadere a molte donne di sentirsi chiedere, nell’ordine, magari ad una cena o aperitivo: “Non hai un fidanzato? Ora che l’hai trovato a quando le nozze? vi siete sposati, quando un bambino?”

Infine, in vari momenti del libro e del film diretto da Sharon Maguire (regista anche di Bridget Jones’ Baby) ci sono citazioni ed omaggi a Jane Austen. Il più importante è sicuramente la dichiarazione d’amore di Darcy. In Orgoglio e Pregiudizio è appassionata ed inaspettata, in Il Diario di Bridget Jones è un “No, tu mi piaci da morire, Bridget, così come sei!”

Holly Golightly – Colazione da Tiffany

Come nel caso di Jane Austen, i riferimenti al personaggio di Holly Golightly di Colazione Da Tiffany interpretato dall’indimenticabile Audrey Hepburn erano palesi e dichiarati sia da parte di Helen Fielding nel romanzo che soprattutto di Sharon Maguire alla regia della prima trasposizione cinematografica. Il primo indizio che le due eroine siano collegate sta nell’arredamento della casa di Bridget. Manuali di auto-sostegno a parte, l’intero appartamento ha uno stile rétro ed i colori pastello ricordano fin troppo le atmosfere in cui si muoveva la troppo elegante ma ambiziosa Holly.  Colazione da Tiffany non ha mai avuto il sapore di un film degli anni 60’ e la ragione è da addurre proprio all’immagine di donna che la Hepburn rappresentava.  Entrambi i film avevano infatti lo scopo di rappresentare rispettivamente l’idea di donna moderna del loro tempo. E’ facile riscontrare che pur trattando la loro immagine in maniera differente, entrambe le eroine vedono nell’estetica, nell’apparire attraenti o piacevoli, un elemento rilevante. Non importa che Bridget riesca solo parzialmente a non sembrare goffa nel fasciarsi all’interno di mutandoni contenitivi e che sembri un brutto anatroccolo nel paragone con una Holly elegantissima nel suo storico tubino nero. Le due donne, nella ricerca dell’amore o del successo, sono simili nel voler lasciare un segno ed un’impressione pur mantenendo indipendenza e autonomia. Holly Golightly, da antenata di Bridget, le ha trasmesso forza mista ad insicurezza, ambizione e desiderio di realizzazione.

Katy Morosky – Come eravamo

È stato definito “Il film di tutti quelli che si lasciano”. Nell’immaginario di ogni amante della commedia romantica, di Barbra Streisand, di Robert Redford o degli anni 70’ americani, è rimasto uno tra i film più commoventi e “non a lieto fine” che siano mai stati girati. Non si arriva a diventare quel misto tra Holly Golightly ed Elizabeth Bennet che è Bridget Jones se non si è passati attraverso il vero amore che, all’improvviso, seppur conquistato, non è abbastanza. Katy Morosky (Barbra Streisand) è ambiziosa, è libera , è impegnata politicamente ed è una che lotta ogni giorno per migliorarsi e migliorare il mondo. E’ anche goffa, ha i capelli troppo ricci e le persone leggere, belle e di successo come Hubbell Gardner, la vedono come una che non si lascia mai andare. Nonostante tutto e dopo anni, Katy riesce a farsi amare da Hubbell. Si stira i capelli Katy, si veste elegante per adeguarsi al mondo patinato e lieve del “la vita è troppo seria per prenderla seriamente”, se lo sposa il suo Hubbell, lo incita, lo accompagna nella sua carriera di scrittore-sceneggiatore e ci fa una bambina. La vita che piace ad Hubbell però è troppo per una donna indipendente, lottatrice e forte come Katy o forse è lui a non voler continuare a vivere sempre così seriamente. Ci si può amare tanto e non riuscire a rimanere insieme. Ce lo insegna Bridget Jones nel suo rapporto con Mark Darcy e ce l’hanno ricordato anche le modernissime e spregiudicate protagoniste di Sex and The City nell’episodio della seconda stagione Ex: la terza dimensione

Le eredi di Bridget:

Le trentenni di Amy Schumer  – Un Disastro di Ragazza ( Trainwreck) 

Citando il Telegraph:”Nel 1996 c’era solo una Bridget. Nel 2016 c’è un intero mondo di donne imperfette da prendere come modello: Lena Dunham (autrice della serie TV Girls), Tina Fey, Amy Poehler, Kristen Wiig ( Le Amiche della Sposa) ed Amy Schumer.

E’ quest’ultima che ci ha dato una chiara idea di una delle possibili evoluzioni della donna “bridgetiana” con Un Disastro di ragazza. Diretta da Judd Apatow (40 anni vergine, Molto incinta, produttore di Girls e Le Amiche della Sposa) la regina della stand-up comedy americana infatti nel film interpreta una giornalista trentenne che, come tanti esponenti della controparte maschile, ha paura delle relazioni serie oppure si è abituata fin troppo a dare per scontato che gli uomini non vogliano impegnarsi. Amy è una party girl, dedita ad alcol, a locali ed a brevi incontri di una notte. E’ nel totale oblio di chi ormai non vede le possibilità che ha di fronte che incontra Aaron (Bill Hader) ed è per lui che troverà un equilibrio. Se Bridget Jones ci teneva ad apparire sempre al meglio, tra slip per le occasioni speciali e tentativi di essere la perfetta compagna di un avvocato, Amy accetta la sua goffaggine, la sua volgarità a tratti ed il suo cinismo e ne fa, a giudicare dall’effetto che ha su di un uomo in particolare, Aaron, il suo fascino. Pur sovvertendo ogni regola di una commedia romantica, basti pensare al modo in cui gli uomini sono visti nel film ( guardano Downtown Abbey, sparlano, sono dediti alla moda ed alle troppe chiacchiere), il finale ci mostra una Amy decisa a “non piacere per come è” ma pronta a lavorare sui suoi difetti per l’uomo giusto. Come? ballando una coreografia con altre cheerleader per il suo Aaron, sulle note di Uptown Girl.

Le quarantenni come Bridget Jones

Se Amy Schumer e le sue colleghe rappresentano un effetto collaterale di un ambiente che può incattivire anche l’ultima Bridget più sognatrice, Bridget Jones’s Baby ci mostra anche l’evoluzione delle trentenni disilluse dei primi due film. Il cambiamento sembra quasi impercettibile ma c’è, non a caso va definita evoluzione e non crescita.

Bridget non ha smesso di essere la donna unica che è, continua a parlare a sproposito, a tendere a perdersi d’animo su un divano con un dolce e un bicchiere di vino quando la vita la delude ma questa volta sceglie di ascoltare Jump Around invece di All by Myself, accetta con coraggio l’eventualità concreta di dover crescere un figlio da sola, porta il pancione senza vergognarsi di essere giudicata come madre single ed anche in là con gli anni ma soprattutto, come Katy Morosky, sa accontentarsi di quello che ha perché cosciente di aver investito tutto il possibile per essere felice.