Liz Garbus, apprezzata regista documentarista statunitense, racconta stavolta la vita di Robert James Fischer, meglio conosciuto come il miglior giocatore di scacchi di tutti i tempi Bobby Fischer.

Morto nel 2008 all’età di sessantacinque anni, Fischer è stato genio e sregolatezza ed il documentario prodotto dall’HBO ne ripercorre la vita per mezzo delle testimonianze di chi ha potuto conoscerlo personalmente, alternate ad un vasto numero di video di repertorio.

Pretesto narrativo è il celeberrimo incontro tenutosi nel 1972 in Finlandia con Boris Spassky, allora detentore del titolo mondiale, sottratto proprio in quell’occasione dall’americano.

La complessa psicologia del personaggio, risultato di un’infanzia e un’adolescenza non particolarmente felici e la rivalsa personale ricercata per mezzo dei successi scacchistici, fungono da metafora della vita, riportando lo spettatore immediatamente in un periodo storico difficile come quello della guerra fredda.

Il protagonista, infatti, nato da genitori ebrei, dopo la vittoria del titolo mondiale non solo perderà a tavolino la successiva sfida per poi scomparire dalle scene ma, quando infine deciderà di tornare alla ribalta, lo farà nei panni di un antisemita estremista e di un trasgressore delle norme governative, atteggiamento che, costatagli una condanna giudiziaria, lo costringerà all’espatrio.

I pezzi degli scacchi diventano l’emblema di una partita in cui posta in gioco è molto più di una vittoria contro l’avversario.