Woody Allen o si ama o si odia. La sottoscritta lo ama. La nevrosi di una quotidianità allo sbaraglio, l’introspezione dosata con i conta-gocce, quanto basta a rendere tutte le sfumature del personaggio, la bellezza delle porzioni di realtà immortalate dalla macchina da presa sono solo alcuni degli elementi che non mancano mai alle sue pellicole a volte così tremendamente surreali da non discostarsi poi così tanto dalla realtà.

Blue Jasmine è un po’ un ritorno alla commedia vecchio stile di Woody Allen: il tormento della protagonista, la sua totale incapacità di essere indipendente è una forte critica alla figura femminile. Si perdono le atmosfere oniriche di Midnight in Paris, l’aria trasognante di To Roma with love o di Vicky Cistina Barcellona, per tornare ad una realtà più cupa, decisamente più “con i piedi per terra”.

Monumentale l’interpretazione di Cate Blanchett, qui nelle vesti di Jasmine, ex-Janette, donna elegante e raffinata vedova di un ricchissimo uomo d’affari, Hal (Alec Baldwin), che ha costruito un impero servendosi della finanza più sfrenata alle spese di povera gente. Finché il marito non viene incastrato, arrestato dall’FBI e morto suicida, momento in cui Jasmine è costretta ad abbandonare il suo mondo dorato, fatto di feste con gente altolocata, gioielli, abiti e ville da sogno, per trasferirsi nel ben più modesto spicchio di universo che è San Francisco, dove vive la sorella Ginger (Sally Hawkins).

La Blanchett riesce a rendere il suo personaggio vibrante, reale, teso come una corda di violino, tormentato da una caduta in basso inaspettata, dalla voglia di rimettersi in piedi, ma dall’incompleta capacità di farlo con le sole proprie forze. Un’interpretazione che rischiava di essere portata troppo all’estremo rendendo ridicolo il personaggio, ma che l’attrice ha saputo invece, far crescere con estrema attenzione ed equilibrio.

Se volete quindi 5 buoni motivi per andare al cinema e godervi, a partire dal prossimo 5 dicembre, il nuovo film di Woody Allen, eccovi serviti:

1) l’eccezionale bravura di Cate Blanchett, maledettamente affascinante in tutto ciò che fa, persino sudare;

2) una fotografia strepitosa;

3) una storia tragica, ma smussata nei toni al punto giusto da non lasciare alcun magone post-visione;

4) percepire il vuoto etico descritto da Allen nel personaggio di Jasmine;

5) Godere ancora una volta della scrittura dannatamente ironica di Woody Allen.