“È come un romanzo alla Frankenstein perché a volte questi replicanti hanno un comportamento particolare. Sono molto simili agli esseri umani”. Denis Villeneuve, accompagnato dall’attrice Sylvia Hoeks, ha aperto così la conferenza stampa controllatissima e antispoiler che si è svolta a Roma per presentare Blade Runner 2049 qualche giorno fa. Divieto di spoiler, si è parlato di cinema allo stato più puro. O asettico. Non come il clima di questo sequel che giunge a 35 anni dal primo film, ormai oltre il cult, considerato un capolavoro assoluto. “Il clima si è evoluto in maniera mostruosa e chi sopravvive è in condizioni terribili. L’oceano si è alzato, la città si è dovuta proteggere con un muro”. Ha spiegato sulla Los Angeles del 2049, e seguendo le domande dei giornalisti ha virato sull’evoluzione tecnica di questo nuovo futuro con uno spunto su cui pensare quando vedremo l’intero film. “Sulla tecnologia c’è da dire che internet per noi sceneggiatori non è una bella cosa. Per questo abbiamo deciso per un improvviso blackout che cancella ogni dato, in modo che sia impossibile basarsi sul mondo digitale per far ritorno all’analogico. E questo ci fa riflettere sul nostro mondo e sul ruolo della memoria, estremamente fragile. Infatti il nostro personaggio ha bisogno di mettere le mani nel fango, girare per strada piuttosto che mettersi a una tastiera”.

Villeneuve è un regista dalla visionarietà ordinatamente geometrica. Le sue immagini sono spettacolari ma mai sovraccariche, sontuose ma asciutte. È un tratto che percorre tutta la sua opera. Già matura nel precendete Arrival, e non da meno, a quanto sembra, nel Blade Runner del quale si è già visto qualcosa d’interessante su YouTube. È canadese, come il protagonista Ryan Gosling, e i suoi autori di riferimento sono mostri sacri della letteratura fantascientifica come Frank Albert, Isaac Asimov e Jules Verne. Mentre i disegnatori da tradizione francese e belga i suoi preferiti: Moebius, Vaillant, Trier e Mézières, come ha confessato con pacatezza da jetlag. “Nessuno ha notato che il film è stato preso sotto le ali dei due canadesi. Quindi abbiamo visto inizialmente l’evoluzione di Blade Runner e Ridley Scott ha subito pensato a Ryan come protagonista, proponendomi di prendere lui per questa sceneggiatura. E io l’ho trovato perfetto”. Tessendo le lodi dell’attore di London, ma quella canadese, ha continuato sul legame con Harrison Ford e il suo passato imponente nel film. “Ryan si è ispirato moltissimo al Deckard, ma il suo lavoro è più complesso perché ci sono sempre solitudine e thriller esistenziale che tracciano una serie di tematiche. Ma non posso parlarne perché non voglio ronivare la sorpresa. Ogni fotogramma il film pesa sulle sue spalle, e lui ha il giusto carisma per sostenerlo. Ma in questo film ho scelto tutti personaggi, comprese le comparse”. Una responsabilità creativa che dietro ha la totale libertà riservatagli dalla produzione.

Sylvia Hoeks interpreta l’algida aiutante di Niander Wallace, il magnate non vedente e costruttore di replicanti interpretato da Jared Leto. “Per me non poteva esserci migliore offerta di questa”. Giocando con il titolo del film di Tornatore La migliore offerta, per il quale la conosciamo in Italia. “Sono felicissima di far parte del progetto. Il mio personaggio si chiama Luv, è il braccio destro di Wallace, interpretato da Jared Leto. Fa qualunque cosa per lui, e hanno un rapporto molto complesso”. Ha dichiarato l’attrice. “È un po’ come una Audry Hepburne che ha preso un po’ di acido”. Ha aggiunto divertito il regista a fianco di lei, che ha annuito. “In effetti si. Giusta osservazione”. Sarà anche la sua Luv un replicante? Non ci è dato saperlo prima del 5 ottobre, quando il pubblico invaderà le sale per vivere la nuova avventura in un futuro distopico e senza web. Poi l’attrice olandese ha aggiunto un pensiero sulle parti femminili nel film, che insieme a lei vedono nel cast Robin Wright, Ana de Armas, Mackenzie Davis e Carla Juri. “Uno degli aspetti che possono attirare l’attenzione del pubblico è che esistono più personaggi femminili con sfumature diverse. Tutte donne molto forti. Il primo giorno di lavorazione ero con Robin Wright per una scena molto intensa, e lei è stata gentile collaborando molto. Non posso dire di più”.

Blade Runner è uno dei film più piovosi di sempre, in una West Coast oscura e degradata. “Come sappiamo tutti, il film esteticamente ha lasciato il segno. Abbiamo voluto creare qualche analogia cercando di riprodurre lo stesso quartiere di Los Angeles che è peggiorato. La principale differenza è la neve. Fa più freddo, il clima è stato al centro della nostra evoluzione e la qualità della luce mi ha sempre interessato”. Villeneuve la sua suggestione climatica, citando anche il suo direttore della fotografia. “Il film è caratterizzato da alcuni momenti bui, cupi. Ma a volte vi sono dei momenti più bianchi, argentei, che sono luci del nord. Sono stati la mia ispirazione. Anche per Roger Deakins. Abbiamo visto che questo inverno era al centro dei colori. Il totale controllo sul film mi ha permesso di lavorare sui colori in modo nuovo. Per me il giallo è legato all’infanzia”.

Invece odia il verde il regista di Trois-Rivières, così preferisce non lavorare con il green screen della computer graphic, e per questo set gli è andata bene. “Una delle mie richieste iniziali è stata di costruire tutti i set all’inizio della lavorazione. Anche gli attori volevano sapere se avrebbero lavorato davanti al blue screen, e io li ho rassicurati perché avremmo costruito tutto. Ho avuto la fortuna di avere un budget che mi ha permesso di costruire tutti i set e tutti i veicoli. Sono davvero grato alla produzione perché abbiamo fatto ritorno alle origini del cinema. Invece per gli attori è più facile lavorare perché possono concentrarsi sui loro sentimenti interiori più che preoccuparsi di dove si trovino”. L’attenzione meticolosa a ogni dettaglio è tutta rivolta al film, ma in questo caso sono stati rilasciati su YouTube dei cortometraggi girati da Luke Scott che anticipano qualcosa sui personaggi di Leto e Dave Bautista. Puro marketing o divagazioni narrative che potrebbero generare altre storie? “Per me non era possibile fare film e marketing. Sono stato molto felice che Luke se ne sia occupato. Sono un piccolo tentativo di descrivere il periodo che intercorre tra i due film. i produttori hanno puntato sul follow-up. Ma io non ho avuto pressioni su seguiti di questo film. Chi vivrà vedrà”.