È durato sei mesi il lavoro compiuto dai giornalisti del New York Magazine, che hanno intervistato e ricostruito le storie di trentacinque donne che affermano di essere state vittime di abusi da parte di Bill Cosby, l’attore noto soprattutto per aver recitato nella famosa serie tv I Robinson. Da qualche tempo infatti, Bill Cosby è rimbalzato agli onori della cronaca perché alcune donne lo hanno accusato di essere state violentate da lui.

Accuse, queste, che l’attore ha sempre negato e per cui non è stato incriminato. L’unica ammissione fatta da lui stesso è avvenuta circa dieci anni fa, quando nel corso di un processo ha dichiarato che in passato aveva utilizzato sedativi per far abbassare la resistenza delle donne con cui voleva avere dei rapporti sessuali e di averle poi pagate per tacere la cosa. Una versione poi “adattata” dai suoi avvocati, che hanno successivamente chiarito che negli anni Settanta si trattava di una pratica assai comune negli Stati Uniti e che le donne erano sempre consenzienti.

L’inchiesta preparata dal New York Magazine (sulla cui copertina, in bianco nero, figurano le 35 presunte vittime di Bill Cosby, accomunate da quella che loro definiscono una sorellanza indesiderata) presenta invece uno scenario del tutto diverso: le trentacinque donne, che sulla cover appaiono tutte seduta su una sedia, raccontano spesso versioni molto simili. Bill Cosby, per tante di loro, sarebbe entrato nella vita come un mentore (parecchie delle 35 presunte vittime erano aspiranti attrici all’epoca dei fatti) per poi trasformarsi in carnefice, abusando di loro, dopo averle drogate.

Per chi si chiede come mai la denuncia, collettiva, sia avvenuta soltanto adesso, la risposta sembra essere piuttosto univoca: Bill Cosby, presunto carnefice, non farebbe più paura e la violenza sessuale oggi verrebbe vista con occhi diversi. Non solo: molte, pare, si sarebbero fatte coraggio in virtù della presa di coscienza che la violenza sessuale sta diventando ordinaria amministrazione e che parlare e denunciare non può che far bene alla lotta contro di essa.

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