Un applauso lungo e caloroso. Infinito. Appena viene pronunciato il suo nome in sala stampa, Bernardo Bertolucci riceve tutto l’affetto che merita per il suo ritorno al cinema dopo 10 anni.

Un ritorno atteso, gradito, sperato. Un applauso che merita non solo per la sua carriera, bensì anche per il suo garbo, il suo spessore umano, la sua cultura, la sua capacita di “stare al mondo”. Parla da persona serena Bertolucci, con la calma di chi sa cosa dire e come dirlo, con l’esperienza di chi ha cambiato la storia della settima arte in Italia.

Bertolucci racconta e si racconta, presentando Io e te, pellicola presentata a Cannes fuori concorso, che esce finalmente anche nelle sale cinematografiche italiane. Con qualche piccolo cambiamento durante il montaggio tra l’uscita a Cannes e la release ufficiale:

“Lo dico anche ad alcuni miei collaboratori che non lo sanno, ma abbiamo fatto qualche piccolo taglio di montaggio, abbiamo tolto 1 minuto e 25 secondi. Era lungo il tempo da Cannes all’uscita, e bisognava pur fare qualcosa, nel frattempo”.

Io e te è tratto da un romanzo di Niccolò Ammaniti, e racconta della settimana trascorsa in cantina da un ragazzo di quattordici anni solitario che si finge in settimana bianca con la scuola per coltivare l’agognato isolamento. Bertolucci lo presenta così:

“Sicuramente Lorenzo è un 14enne di oggi. Prima di questo film avevo perso il mio contatto con gli adolescenti dei nostri giorni, e quando ho incontrato Jacopo (Jacopo Olmo Antinori, attore che interpreta Lorenzo) mi son trovato davanti qualcosa di alieno, qualcosa che consideravo molto speciale. Poi, essendo come dico sempre ai miei amici, un caso di arrested development, di crescita interrotta, mi sono subito adattato a lui e alle storie dei miei personaggi. Un uomo della mia età che guarda i giovani, il loro modo di vivere, i loro dolori non ha nulla di perverso, tutt’altro. E tutto fa brodo per arrivare al cuore dei miei film.”