Bernardo Bertolucci torna al cinema con Io e Te, tratto da un capolavoro di Niccolò Ammaniti, letto tutto d’un fiato e trasposto cinematograficamente ma non in maniera integrale:

 “Finita la lettura l’ho subito detto a Niccolò: il suo libro mi piaceva molto, volevo farci un film, ma non mi piaceva il finale. Mi sembrava brutto, moralistico, che il personaggio di Olivia dovesse morire, alla fine della storia, perché tossica. E volevo che il film si chiudesse con qualcosa di liberatorio. Spero che gli spettatori sentano che in quella settimana che viene raccontata c’è tutto un processo. Un processo per cui la perfetta solitudine di Lorenzo, costruita con cura, viene interrotta dall’ingresso di questa ragazza in pelliccia nera, di una figura che io ho immaginato come qualcosa che sta tra King Kong e Marlene Dietrich, in cui c’è l’incontro forzato con l’altro da sé, in cui avviene una sorta di iniziazione. E spero che alla fine voi tutti possiate sentire qualcosa di liberatorio. Certo, a pensarci, è strano che in un mio film dei personaggi si “liberino” ai Parioli, dove è ambientata la loro storia. Ma è anche certo che il sorriso di Lorenzo che chiude il film è un sorriso che mi ha ripagato di tutta la storia che ho visto prima.”.

Qualcuno gli chiede se questo è un ritorno occasionale o se ci sarà seguito:

“Ci ho preso gusto, lo ammetto. Girare per me è come una terapia, e quindi penso che vi toccherà vedere qualcos’altro di mio, forse anche abbastanza presto. Ma non posso dire nulla di un progetto che si sta sviluppando, i miei film sono in divenire come in levare. Posso dire che la realtà che ho o mi creo attorno mi arricchisce enormemente. Ad esempio, per Io e te ho guardato a Tea Falco (interprete di Olivia) alle sue foto e alla sua vita e ho capito che quella realtà avrebbe nutrito il suo personaggio. I contrasti di Tea hanno dato il senso della realtà a Olivia.”