L’attore londinese Benedicth Cumberbatch, dopo aver preso parte all’ultimo fil della saga dello Hobbit e ad Imitation Game, interpreta ora il matematico Alan Turing, il matematico inglese che, nella Seconda Guerra Mondiale, riuscì a decrittare la famigerata Enigma Machine, il mezzo usato dai nazisti per inviare messaggi in codice. Un 2014 sugli scudi per Cumberbatch, se si considerano anche le sue apparizioni in The Fifth Estate (nel ruolo di Juliane Assange), Osage County, 12 anni schiavo e l’ultimo Star Trek .

Una storia umana che deve far riflettere

Cumberbatch, in un’intervista a Il Giornale, si racconta così: “Più lavori più devi fare pubblicità – le sue prime parole - è l’unico momento in cui mi innervosisco, ovvero quando penso che il pubblico potrebbe scocciarsi di me, non per tutte le cose che sto facendo come attore ma per tutta la sovraesposizione mediatica su di me”.
Da un fantasy come Lo Hobbit alla storia reale di Imitation Game: “Per interpretare Turing sono partito dalle scuse proferite nel 1990 dal governo inglese nei suoi confronti – le parole di Cumberbatch – Turing era morto 40 anni prima, o quasi. Solo per il fatto che fosse gay non gli è mai stato riconosciuto il merito di aver risolto un grattacapo matematico pazzesco e praticamente aver contribuito a sconfiggere i tedeschi anzitempo. Una storia umana che fa riflettere ancora oggi”.

Il suicidio con la mela avvelenata

Per prepararsi ad interpretare al meglio il suo ruolo, Cumberbatch ha anche incontrato la famiglia di Turing: “Certo, durante la preparazione del film e alle sua premiere a Londra. I loro complimenti sono stati i più belli nella mia carriera di attore. Mi hanno detto che vedermi nel film era come stare con lui di nuovo. È l’unica recensione che per me conta”.
Turing è stato un pioniere dei computer. Anche Cumberbatch si svela, un po’, maniaco della tecnologia: “Un po’ sì. Anche Sherlock, il nostro, moderno, è tutto smart-phone, apps e social. Ma per The Imitation Game ho dovuto prendere lezioni di computazione, tornare cioè all’origine della programmazione software prima che ancora esistesse l’idea del software! Tornare indietro mi ha fatto capire meglio quello che abbiamo davanti. Non importa quanta macchina e quanta tecnologia hai a disposizione: se non c’è del genio, non vai da nessuna parte, non scopri nulla e non risolvi grattacapi che magari ti aiutano a sconfiggere una guerra”. Turing morì suicida nel 1954 dopo aver mangiato una mela avvelenata.