Lunghissima intervista quella concessa dall’ex Beatles Paul McCartney alla rivista Esquire, che giustamente gli dedica la copertina del numero di agosto.

Nella torrenziale chiacchierata non poteva non saltare fuori il periodo Fab Four della rockstar e altrettanto ovviamente McCartney si dilunga sulla figura di John Lennon.

Dapprima discutendo della sensazione di avere ancora qualcosa da dimostrare al mondo: “Si tratta di una pensiero stupido. Nonostante i successi penso sempre di poter fare un po’ meglio, qualcosa di più rilevante o nuovo. E questo ti fa andare avanti. Anche con i Beatles, preferisco pensare che c’è qualcosa che non sto facendo bene, così posso continuare a lavorarci. Lo abbiamo sempre fatto. Guarda John Lannon, un coacervo di paranoia e preoccupazioni sulla bontà di ciò che stava facendo, basta solo ascoltare i suoi testi.”

L’intervistatore arriva poi a chiedere a Paul se e quanto gli faccia piacere che il suo nome sia per sempre collegato a quello di John. La risposta non è sorprendente, ma di certo non lascerà indifferenti i fan dei Beatles: “Quando ci siamo divisi eravamo più o meno uguali, ognuno ha fatto un album solista. Ma quando John venne assassinato, a parte il puro orrore per la cosa, il pensiero soggiacente è stato: ‘Ok, ora John è un martire’. Un John Fitzgerald Kennedy . Ho iniziato a sentirmi frustrato quando la gente ha iniziato a dire che lui era i Beatles.”

Paul ricorda i primi tempi, durante i quali la coppia dei Beatles arrivò a un accordo sull’attribuzione dei crediti delle canzoni scritte insieme. Lennon e McCartney sarebbe suonato meglio, non c’è dubbio, e in questo modo sarebbe sembrata una sigla più che un’unione di due persone. Ma quando l’antologia venne fuori quello che Paul vide fu “Canzone di John Lennon e Paul McCartney”, una dicitura che esula dalla logica del logo, del brand, e che mette davanti Lennon persino quando non ha scritto neanche una nota o una parola.

Diviso tra il ricordo del passato e le recriminazioni per un presente disattento, il celebre chitarrista, recentemente in studio con Lady Gaga, cerca di fare buon viso a cattivo gioco, pensando che lo stesso amico-rivale avrebbe fatto lo stesso, se non fosse morte divenendo un’icona senza tempo.