Muscoli tesi e massa grassa azzerata a livelli di un culturista, Zack Efron interpreta Matt, campione olimpico caduto in disgrazia per cattiva condotta in gara. L’unica soluzione sono i servizi sociali, così si presenta alla corte del nerboruto capo-bagnino Mitch, Dwayne Johnson, per entrare nella squadra di salvataggio di Baywatch.

Le selezioni sono roba per duri, ma riusciranno a passarle anche Alexandra Daddario, fisico mozzafiato e occhi blu più belli e più vitrei di Hollywood, più un simpatico nerd superdotato con la pancetta di Jon Bass. C’è una droga in cristalli che gira per le spiagge, un grosso traffico che perde pezzi e bustine perfino sul bagnasciuga. Così il nostro The Rock, con curiosità e istinto che superano quelli di qualsiasi portiere di condominio impiccione, s’interstardirà nel gestire un’indagine fuori dalla sua giurisdizione, la spiaggia, e imponendone la collaborazione al suo manipolo di bagnini.

Rispetto alla serie tv originale divenuta cult negli anni novanta, in questo Baywatch per il grande schermo assistiamo a una svolta comica, comprensibile nello svecchiamento del format. Alcune battute funzionano riportandoci a quel pecoreccio made in Usa da Farrelly Brothers. Sono spassosi i nomignoli a Efron, come pure alcune gag con Bass e la bagnina C.J. che sostituirebbe le grazie di Pamela Anderson.

Ma attenzione, si esce fuori strada spesso e volentieri, riportando anche parecchi danni. Per i primi venti minuti si ride pure, si scivola dal demenziale al becero, e questo ci può anche stare per un pubblico di adolescenti con gli ormoni effervescenti da fine anno scolastico. Ma poi si affonda in una serie di volgarità gratuite incastrate in una storia sempre più insostenibile.

Genitali maschili messi in mostra in un obitorio, battute da caserma fatte con la complicità di attrici pin-up perfette giusto per la prova costume, ma soprattutto una sceneggiatura con trovate e concept che si scavano il fossato. Tutta la tensione dell’investigazione in stile Pallottola Spuntata in bikini perde ogni senso logico quando è il capo stesso, il saggio, il gran maestro di salvataggi ad essere in fallo, confondendo il ruolo del guardiaspiaggia con quello del poliziotto. E siamo al patetico. Senza parlare di una scena d’incendio su uno yacht più inquinante di una petroliera e più esplosivo di un bidone di tritolo, con una serie di tuffi tra le acque in fiamme dove la reazione più diretta è l’imbarazzo.

Nella serie originale di Baywatch, il mare e la sicurezza venivano romanzati per esigenza di action, è vero, ma presi sul serio sulla funzione educativa e sulla salvaguardia ambientale. A parte quei fondali finti realizzati con piscine addobbate con alghe di stoffa. Qui sembra che ogni centimetro di pelle scoperta sia la scusa per fare i gradassi.

Allora le risate grasse di inizio film si spengono stancamente per un afoso silenzio di sala. La noia con un brutto film intorno. Diventa sempre più una zavorra concentrarsi per seguire le castronerie di questi attori non comici (a parte il talentuoso Jon Bass) e troppo spesso lontani dalla bravura.

Grande responsabilità sta nelle penne infelici di un folto gruppo di sceneggiatori, e ovviamente in chi ha tracciato questa linea dalla produzione. Potevano fare tutti molto meglio. Purtroppo dal demenziale si sprofonda fino al demente. Ma il pubblico, quando va al cinema, non lascia il cervello a sorvegliare la macchina nel parcheggio. Un’occasione sprecata questo Baywatch. Peccato perché erano tornati in grande spolvero anche la Anderson e David Hasselhoff per un glorioso cameo. Unici momenti di veglia nel torpore finale. Con lo stesso prezzo del biglietto si può acquistare un libercolo di barzellette. Magari qualcuna è buona. Pensateci.