I Baustelle sono tornati sulle scene discografiche. Non con un album di inediti, bensì con il loro primo disco dal vivo. Il lavoro si intitola “Roma Live!” ed esce oggi, venerdì 13 novembre. Oltre che per scoprire la forza del gruppo live, si tratta di un’occasione per ripercorrere la carriera della band toscana, fondatasi nel 1996 e attiva quindi ormai da quasi vent’anni.

“Roma Live!” dei Baustelle comprende due cover finora inedite: “Col tempo”, in originale un brano del cantautore monegasco Léo Ferré, e “Signora ricca di una certa età”, adattamento italiano di un brano del gruppo britpop Divine Comedy, “Lady of a Certain Age”.

Il resto della scaletta è composto da pezzi storici del repertorio dei Baustelle. Curiosamente, però, sono presenti pochi brani degli ultimi album, mentre c’è uno spazio maggiore soprattutto per i loro primi lavori. Una scelta che Francesco Bianconi e Rachele Bastreghi spiegano in un’intervista a La Repubblica: “Il fatto è che le canzoni di ‘Fantasma’ sarebbero state troppo simili alla versioni di studio, perchè il disco nasceva già in una forma orchestrale. Per questo abbiamo deciso di non inserirle. Le altre scelte sono anche frutto della casualità, delle sensazioni del momento. In una operazione come questa è inevitabile sacrificare qualcosa”.

Riguardo alla scelta di pubblicare un lavoro dal vivo, i Baustelle replicano: “Perché un disco live? Perché ci sembrava sbagliato non farlo”. E al riguardo aggiungono: “Abbiamo registrato tutti i concerti, anche se in partenza non avevamo l’idea di pubblicare un live, però era un’occasione importante, erano concerti con l’orchestra. Abbiamo pensato che magari non ci sarebbe ricapitato più. Il risultato finale ci è piaciuto, quando abbiamo ascoltato le registrazioni ci siamo emozionati. E riscoltandolo mi viene ancora da dire che abbiamo fatto bene: è un buon modo per avvicinare un ipotetico ascoltatore che non ci conosce”.

Sullo stato della musica attuale, Francesco Bianconi dei Baustelle afferma invece: “Abbiamo l’impressione che il nostri percorso non interessi più. I ragazzi ne seguono altri. Prima il modello potevano essere gli Afterhours. Oggi si parte più imborghesiti. L’idea di partenza è quella di performare, il sogno è quasi esclusivamente quello di andare in tv e cantare. Per fortuna la musica non è solo questo, però questo è un filone che ha intasato tutto il resto. Non voglio assolutamente paralare male dei talent, ma ci dispiace che quello sia diventato l’unico spazio che può ottenere una visibilità. Gli autori esistono, ma non riescono a emergere. Siamo saturi di belle voci. Restiamo convinti che quello di imparare a saper cantare tutto sia un concetto sbagliato. Nell’arte non serve saper fare tutto. Prendiamo Dylan, uno di cui si dice da sempre che non possieda una bella voce. Però è difficilissimo ricantarlo, lui ti inchioda all’ascolto. Quando vedevi Battisti in tv (altro esempio di cantante considerato sgraziato), ti arrivava addosso qualcosa di forte. Ora quello che vedi è pura esibizione”.