Una comoda villetta con una bella moglie sempre ad aspettarlo e un tranquillo lavoro da pilota civile di boeing non bastano a Barry. Arrotonda contrabbandando sigari cubani e il brivido di azzardate evoluzioni aeree gli manca da matti durante le lunghe tratte con pilota automatico. Così la proposta della Cia per fare voli fotografici su narcotrafficanti colombiani e guerriglieri sandinisti in Nicaragua diventa il suo nuovo lavoro, segreto.

Barry Seal arriverà nei cinema italiani il 14 settembre e cuce intorno a Tom Cruise la storia vera di un aviatore che, come un Arlecchino servitore di due padroni, collaborò con la Cia, il cartello di Medellin, la Dea e il governo nicaraguense. Dopo i film dove Seal era interpreto da Dennis Hopper e Michael Paré, e dopo la più recente e brevissima apparizione del personaggio nella serie Narcos, su Netflix, è il divo di Syracuse a rinverdirne le avventure. Lo fa in maniera inizialmente scanzonata seguendo un crescendo drammatico sempre più intricato di doppi giochi. I voli e i traffici aumentano e i soldi diventano così tanti da essere difficili da nascondere. Doug Liman torna a dirigere Cruise dopo il guerresco sci-fi Edge of Tomorrow. La mano del regista resta estremamente equilibrata e al contempo generosa nel dosare azione spericolata, intrecci narrativi complessi al punto giusto per essere un blockbuster, humour che zucchera le attività illecite in maniera cool, e poi l’inevitabile discesa agli inferi di ogni parabola criminale.

In realtà la parabola criminale di Seal fu molto più drammatica di quella del sorridente Cruise. Tra i suoi datori di lavoro anche Pablo Escobar e il generale Noriega, due personaggi che misero a ferro e fuoco Colombia e Nicaragua negli anni ottanta. Liman li inserisce in un contesto dalla confezione vintage. Cattivi e pericolosissimi si, però messi in scena con un linguaggio che punta all’intrattenimento facendosi vintage e lasciandosi accompagnare da immancabili pezzi disco dell’epoca. L’effetto? Si abbandonano le forme di cronaca e biopic diventando cool. Un piccolo paese dei balocchi nel quale Cruise congola come sa fare. Con o senza occhiali neri, con o senza cloche, tra action, inseguimenti, fucili spianati, decolli improbabili tra foreste tropicali e gli immancabili duetti con il resto del cast lo spettacolo è ben assicurato. Poi crescono scene drammatiche tra le mura domestiche, ma anche grottesche con i sotterramenti dei mucchi di banconote. Insomma, Barry Seal è un Tom Cruise-Show che ci fa tirare un sospiro di sollievo dopo la calata della Mummia. E la Universal che li distribuisce entrambi cercherà di sicuro il suo riscatto. Nel cast anche Domhnal Gleeson nei panni del contatto Cia, e Sarah Wright, bella presenza e bell’affondo emotivo dalla moglie imbrogliata a quella cosciente dei crimini del marito. Si fa valere, e molto, poi, un giovane caratterista che ha già impressionato quest’anno con un ruolo sanguinario nell’horror Scappa – Get Out. Si chiama Caleb Landry Jones, qui cognatino debosciato di Cruise/Seal. Se continuerà così bene ne sentiremo parlare sempre più spesso.